Dopo aver raggiunto la scorsa settimana l’obiettivo finanziario della qualificazione in Champions League, il Napoli conquista anche quello simbolico del secondo posto grazie alla vittoria contro l’Udinese.
Una partita che, ai fini della classifica, aveva ormai poco da dire e che è stata inevitabilmente oscurata da temi ben più rilevanti: l’addio di Antonio Conte, ufficioso da giorni e diventato ufficiale nel post-partita del Maradona, e le sempre più insistenti indiscrezioni su una possibile cessione del club partenopeo a un fondo americano.
Non ci soffermeremo su quest’ultimo argomento, non essendo questa la sede adatta per affrontare valutazioni economico-finanziarie sul Napoli, materia che richiede competenze specifiche.
Chiunque sarà il futuro proprietario, il Napoli resterà. A salutare è invece Antonio Conte, che lascia dopo due stagioni impreziosite dalla conquista del quarto Scudetto e della Supercoppa Italiana. Un bilancio eccellente, che merita riconoscenza e un sincero augurio per il prosieguo della sua carriera. Conte è stato un allenatore divisivo, per carattere e filosofia di gioco, ma i risultati ottenuti parlano chiaramente in suo favore. Nessuno avrebbe immaginato uno Scudetto partendo dal decimo posto della stagione precedente, così come appariva difficile pensare a un possibile bis tricolore, conoscendo pregi e limiti del tecnico salentino.
La separazione sembrava inevitabile. Conte, nella sua carriera, raramente è rimasto oltre due anni nello stesso club senza precise garanzie tecniche ed economiche. Garanzie che, probabilmente, non sono arrivate del tutto, spingendolo a chiudere il rapporto con un anno d’anticipo rispetto alla naturale scadenza del contratto.
Nelle dichiarazioni rilasciate dopo il match, Conte ha spiegato di lasciare Napoli soddisfatto del lavoro svolto e dei risultati raggiunti, ma anche amareggiato per non essere riuscito a compattare l’ambiente e a proteggerlo dalle “malelingue” che, a suo dire, non vogliono il bene della squadra e della società.
A chi fossero rivolte quelle parole resta un mistero. Si può solo ipotizzare, ma la verità la conosce soltanto lui.
Dell’esperienza contiana resterà il ricordo dolce dei trofei conquistati e di un secondo posto che, a un certo punto della stagione, non era affatto scontato. Ma rimarrà anche l’amarezza per un campionato in cui il Napoli è uscito troppo presto dalla lotta Scudetto e per un percorso europeo in Champions League decisamente deludente, dal quale ci si aspetta un pronto riscatto nella prossima stagione.
Con quale allenatore? È già partito il classico toto-panchina: ieri Sarri, oggi Italiano, domani Allegri e probabilmente altri nomi ancora, fino alla decisione definitiva della società.
Servirà un allenatore esperto, un giovane emergente o un equilibrio tra le due soluzioni? Chiunque arriverà dovrà portare avanti un progetto tecnico ambizioso: mantenere il Napoli competitivo in Italia e renderlo finalmente protagonista anche in Europa, vero grande obiettivo di Aurelio De Laurentiis. Un tassello fondamentale per avvicinare il Napoli moderno a quello leggendario di Maradona e Ferlaino, capace di vincere sia in patria sia in Europa con la Coppa UEFA.
Oggi, però, il calcio è profondamente cambiato. Per il Napoli — così come per gran parte delle big italiane — competere stabilmente con le superpotenze economiche di Premier League, Liga, Bundesliga e Ligue 1 appare estremamente complicato. Il divario tecnico ed economico è evidente e i risultati internazionali, sia dei club sia della Nazionale, lo dimostrano chiaramente.
In questo contesto, il Napoli continua comunque a rappresentare una realtà solida del calcio italiano ed europeo, grazie a una gestione societaria oculata e a progetti tecnici ben definiti.
La società andrà avanti anche senza Conte, così come ha superato in passato altri addii importanti: da Maurizio Sarri a Rafa Benitez, passando per Carlo Ancelotti e Luciano Spalletti, tecnico del terzo Scudetto e simbolo di un calcio spettacolare capace di riportare il tricolore a Napoli dopo oltre trent’anni. Da oggi, a questa lista si aggiunge anche Antonio Conte: esigente sul mercato, poco spettacolare nel gioco ma tremendamente efficace e vincente, almeno in Italia.
Al nuovo allenatore si chiederà anche di riportare entusiasmo e qualità al Maradona, perché nelle ultime due stagioni il pubblico azzurro ha assistito troppo raramente a uno spettacolo all’altezza di una squadra di vertice.
Nemmeno contro l’Udinese si è vista una partita memorabile, nonostante le due squadre avessero ormai obiettivi di classifica quasi definiti e potessero affrontarsi con maggiore libertà mentale. Il Napoli ha comunque conquistato l’ultima vittoria stagionale grazie al gol di Hojlund nel primo tempo, nato da una splendida giocata di Kevin De Bruyne: un assist che, da solo, è valso il prezzo del biglietto.
Il belga non era neppure partito titolare, entrando dopo pochi minuti al posto dell’infortunato Alisson, ultimo di una lunga serie di problemi fisici che hanno condizionato l’intera stagione azzurra.
L’intesa tra De Bruyne e Hojlund lascia intravedere ciò che il Napoli avrebbe potuto essere: il piede raffinato del belga al servizio della forza fisica e del senso del gol del danese. Un progetto tecnico che potrebbe diventare centrale nella prossima stagione, a patto che la condizione fisica di De Bruyne — da sempre suo punto debole — regga nel lungo periodo.
Il gol di Hojlund, il dodicesimo in Serie A e il secondo consecutivo, non ha acceso la gara ma l’ha quasi definitivamente spenta. Dell’Udinese resta poco da raccontare, se non una conclusione iniziale di Karlstrom respinta da Meret e l’espulsione di Kabasele nella ripresa. Sarebbe però ingeneroso attribuire soltanto ai friulani le responsabilità di una partita poco spettacolare.
La squadra di Runjaic ha disputato una stagione più che positiva, tra le migliori dell’ultimo decennio bianconero, e al Maradona cercava semplicemente di chiudere il campionato senza particolari rischi. L’inferiorità numerica e il primo caldo estivo hanno definitivamente abbassato i ritmi di una sfida che, dopo il vantaggio del Napoli, aveva ormai poco altro da offrire.
Si chiude così la stagione 2025-2026: con la soddisfazione per il secondo posto ma anche con il rammarico di aver perso lo Scudetto, tornato a Milano, sponda nerazzurra.
Napoli saluta Antonio Conte, ringraziandolo per i trofei conquistati e per l’impegno mostrato in questi due anni, insieme ad alcuni giocatori che probabilmente non faranno più parte del progetto tecnico della prossima stagione.
Si ripartirà ancora una volta da zero, ma con una base importante e con un potenziale mai espresso completamente a causa di numerosi fattori che hanno limitato il rendimento della squadra durante l’anno.
Difendere lo Scudetto ha probabilmente alzato troppo le aspettative, facendo perdere di vista la reale dimensione del Napoli attuale. Pretendere due titoli consecutivi forse era eccessivo, ma almeno questa volta non si è assistito al crollo visto tre anni fa.
Ora è tempo di vacanze per chi ha concluso la stagione, mentre chi sarà impegnato nel Mondiale proverà a chiudere al meglio un’annata lunga e intensa. Gli azzurri, invece, si preparano già a ripartire nella prossima stagione.





