L’avventura dell’Avellino si ferma al “Ceravolo”. In una serata che doveva essere quella della svolta, gli uomini di Ballardini incappano in una sconfitta sonora per 3-0 contro un Catanzaro cinico e padrone del campo, che stacca così il pass per la semifinale contro il Palermo. Un verdetto pesante per i biancoverdi, traditi dalle amnesie difensive e da un attacco che ha sprecato le poche, ma clamorose, occasioni capitate sui piedi dei suoi interpreti principali.
La gara era iniziata sotto i migliori auspici per i Lupi. Al 10′, un’ottima incursione di Palumbo sulla destra aveva liberato Sounas al centro dell’area, ma la sua conclusione è stata neutralizzata da un riflesso di Pigliacelli. È stato, purtroppo, uno dei pochi squilli di una squadra che, col passare dei minuti, ha lasciato il pallino del gioco in mano ai calabresi. Il castello difensivo eretto da Ballardini è crollato al 42′: una palla filtrante di Petriccione ha sorpreso Enrici e Izzo, permettendo a Pontisso di puntare la porta e trafiggere Iannarilli per il vantaggio giallorosso.
Nella ripresa, nonostante i tentativi di rimescolare le carte con gli ingressi di Biasci e dell’ex Pandolfi, la musica non è cambiata. L’Avellino ha avuto l’enorme chance di raddrizzarla al 75′, quando Russo ha seminato il panico nella difesa locale servendo a Pandolfi un pallone solo da spingere in rete; l’attaccante campano ha però incredibilmente spedito a lato, spegnendo di fatto le speranze di rimonta.
Il finale è stato un monologo giallorosso. All’85’ Cassandro ha raddoppiato sfruttando l’ennesima progressione di Favasuli sulla fascia, mentre in pieno recupero Iemmello ha calato il tris su calcio di rigore, rendendo ancora più amaro il passivo per un Iannarilli che, fino a quel momento, aveva evitato il peggio con almeno tre parate prodigiose. Per l’Avellino è il momento dei bilanci e dei rimpianti: una stagione che si chiude nel peggiore dei modi, con la sensazione di non aver mai realmente aggredito la partita della vita.





