Simone Inzaghi rompe il silenzio. L’ex tecnico dell’Inter, attualmente alla guida dell’Al Hilal, ha concesso una lunga e approfondita intervista a La Gazzetta dello Sport per tracciare un bilancio della sua avventura in nerazzurro, commentare la stretta attualità del calcio italiano e raccontare la sua nuova vita in Arabia Saudita.
L’inchiesta arbitri e il rimpianto Scudetto
Il tecnico piacentino ha espresso tutto il suo stupore riguardo all’inchiesta che ha coinvolto i vertici arbitrali, portando all’autosospensione di Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni. L’allenatore ha sottolineato come la sua Inter, nella passata stagione, si sia sentita fortemente danneggiata e non certo agevolata dagli errori:
“L’inchiesta arbitri mi ha scioccato: l’Inter ha perso parecchi punti nella scorsa stagione a causa degli errori arbitrali. Il campionato, la Supercoppa… È sorprendente essere tirati dentro a una storia nella quale siamo stati penalizzati e non favoriti”.
La delusione per il tricolore sfumato al fotofinish in favore del Napoli rimane una profonda ferita aperta:
“Come è possibile pensare a una macchinazione? Per noi è stata una stagione disgraziata. Ho sempre avuto grande rispetto per il lavoro degli arbitri e non voglio parlare del Napoli, che ha vinto onestamente lo scudetto. Ma resta la sensazione che ci sia stato tolto qualcosa. Non accuso nessuno e non dubito della buona fede. Diciamo che non siamo stati fortunati, tutto ha girato contro, anche se abbiamo le nostre colpe. Rimane un dispiacere che non passerà: perdere lo scudetto per un punto è doloroso”.
La Champions League e il retroscena sull’addio
La rincorsa europea ha assorbito tantissime energie, ma le vittorie contro Bayern Monaco e Barcellona restano impresse in modo indelebile nella mente dell’allenatore, che sognava il Triplete:
“Noi avevamo un sogno: il triplete. Alla fine della stagione abbiamo pagato le 23 partite giocate in più rispetto al Napoli. Ma io rifarei tutto: l’Inter ha il dovere di competere a ogni livello. E poi le serate contro il Bayern e il Barcellona rimarranno nella mia mente più dei trofei. Sono state vittorie forse irripetibili”.
Il sogno europeo si è però infranto in malo modo nella finale contro il PSG, persa per 5-0:
“Siamo arrivati alla partita senza troppe energie, sia fisiche che mentali: non è una giustificazione ma un dato di fatto. La delusione per lo scudetto perso ha pesato, minando l’autostima. Il Psg è una grande squadra, come abbiamo visto anche l’altra sera contro il Bayern: ha indirizzato la finale con due gol e sfruttato la migliore brillantezza, mentre noi abbiamo provato a reagire e ci siamo disuniti. Ci fa male ancora aver perso così ma non possiamo dimenticare ciò che era successo prima, in Europa”.
Proprio a ridosso di quell’epilogo amaro è maturata la decisione definitiva di lasciare Milano:
“Prima della finale non avevo comunicato il mio addio alla squadra. Non avrei potuto farlo perché la decisione, molto sofferta per me e per la mia famiglia, non era stata presa. La verità è che è successo tutto molto velocemente: due giorni dopo Monaco ci siamo incontrati a casa di Marotta, alla presenza di Ausilio e Baccin. In quel contesto ho manifestato l’esigenza di cambiare, perché sentivo che si era chiuso un ciclo. Loro avrebbero voluto continuare con me ma hanno capito la scelta: ci siamo lasciati da amici e lo siamo ancora. Ma se avessimo vinto la Champions sarei rimasto all’Inter”.
La nuova vita all’Al Hilal e i chiarimenti sui singoli
Inzaghi ha poi spiegato le motivazioni dietro la sua scelta di trasferirsi in Arabia Saudita. Ha chiarito che l’aspetto economico non è stato affatto determinante, avendo accettato per la voglia di mettersi alla prova in un contesto inedito, dove si trova benissimo insieme alla sua famiglia e non soffre di alcuna nostalgia per l’Italia:
“Si va per conoscere una nuova realtà, per mettersi in discussione in un contesto diverso. Per fortuna non ho mai avuto problemi di denaro, non era quello che mi mancava. Avevo una casa meravigliosa a Milano dalla quale vedevo tutto, anche San Siro. La proposta mi ha convinto e ora eccomi qua, felice di esserci. Sinceramente non mi manca l’Italia. Da quando sono arrivato a Riad sono tornato solo quattro giorni a casa. Ho la mia famiglia, i miei genitori e i miei amici vengono spesso a trovarmi, non soffro di nostalgia. Vivo in un compound dove le strutture sono ottime, compresa la scuola americana per i figli. L’organizzazione è perfetta, anche nel club. E anche io sto imparando l’inglese”.
Non è mancato un commento sui suoi ex giocatori e sull’attuale tecnico dell’Inter, Cristian Chivu, a cui Inzaghi riconosce grandi meriti per la conquista del titolo nazionale:
“Sono stati molto bravi, vincere non è mai facile. E il merito è anche di Chivu. Conoscevo il gruppo e non avevo dubbi sulle capacità dei giocatori. Ma anche puntare su Cristian è stata una scelta giusta e io lo sapevo, perché lo avevo visto lavorare. Ora è giusto che l’Inter festeggi e che poi provi a vincere la finale di Coppa Italia”.
L’allenatore ha inoltre voluto precisare i suoi ottimi rapporti con Federico Dimarco, ricordando di essere stato proprio lui a trattenerlo all’Inter, e ha speso parole di stima per Piotr Zielinski, rallentato solo dai problemi fisici:
“Federico anche con me ha fatto grandi stagioni e lo sa bene: fui io a trattenerlo all’Inter dopo averlo visto per dieci giorni in allenamento, altrimenti magari sarebbe andato via per un altro prestito. Probabilmente le sue parole sono state interpretate male, il rapporto è ottimo: ci sentiamo ancora. Anche su Zielinski ne ho lette tante. Però si dimentica che sono stato io a volerlo all’Inter, quando Marotta e Ausilio mi avevano prospettato l’occasione. Purtroppo lo scorso anno ha avuto molti problemi fisici e ha faticato a dimostrare le sue qualità”.
La ricetta per risollevare il calcio italiano
Infine, l’ex nerazzurro ha tracciato un’analisi lucida sulla profonda crisi della Nazionale azzurra, esclusa dai Mondiali per la terza volta consecutiva, proponendo soluzioni drastiche per riformare il movimento calcistico:
“I problemi esistono e non vanno sottovalutati: bisogna ripartire dalla base facendo uno scatto in avanti in termini di mentalità. Già nei vivai. Il calcio deve raggiungere i risultati attraverso il coraggio e la proposta, non pensando alla vittoria a tutti i costi a scapito della qualità del gioco. Ridurrei il format della Serie A. Magari sono scelte dolorose che però tra cinque anni renderanno felici le persone che hanno favorito il cambiamento. E un’ultima cosa consiglio: valorizzare gli istruttori dei bambini, che insegnano la tecnica e non la tattica. Io sono grato a tantissimi allenatori ma sono legato soprattutto a quelli che mi hanno allevato nel settore giovanile. Senza di loro non sarei mai diventato Simone Inzaghi”.
(Foto: inter.it)





