“Perché farli?” Il caso playoff di Serie D che divide il calcio dilettantistico

I playoff della Serie D tornano al centro del dibattito, tra chi li considera un’opportunità e chi, invece, li vede come una fase della stagione sempre più difficile da giustificare sul piano sportivo ed economico.

Il sistema, che coinvolge le squadre classificate dal secondo al quinto posto nei gironi, non assegna la promozione diretta in Serie C. L’unico effetto concreto è l’ingresso in una graduatoria per eventuali ripescaggi, una dinamica che molti club vivono con crescente scetticismo.

Secondo una linea di pensiero sempre più diffusa, il problema principale è proprio questo: disputare i playoff non garantisce quasi mai il salto di categoria, soprattutto per quelle società che, a prescindere dal risultato, sanno già di avere poche possibilità di essere ripescate per motivi strutturali o economici.

In questo contesto, il senso della competizione viene messo in discussione. Per alcuni club, infatti, il rischio è quello di sostenere ulteriori costi tra trasferte, organizzazione e gestione delle gare senza un ritorno concreto in termini sportivi, con la promozione che resta comunque legata a criteri esterni al campo.

Un ulteriore elemento critico riguarda la fase finale della regular season: in alcuni casi, quando il piazzamento playoff è già acquisito ma le reali possibilità di ripescaggio appaiono limitate, può emergere una gestione più prudente delle energie e delle rotazioni. Una dinamica che alimenta il dibattito sull’equilibrio competitivo complessivo del sistema.

Il malumore nasce anche dal fatto che il meccanismo dei ripescaggi non dipende solo dai risultati sportivi, ma da una combinazione di fattori economici, infrastrutturali e amministrativi. In alcuni casi, società meglio strutturate fuori dal campo possono prevalere su chi ha ottenuto risultati superiori sul terreno di gioco.

Per questo motivo, cresce la sensazione che i playoff rappresentino una fase “ibrida”, e per molti inutile, della stagione: competitiva sul piano sportivo, ma poco determinante sul piano dell’obiettivo finale. Un passaggio che per alcuni è una vetrina, per altri un costo aggiuntivo difficile da giustificare, e che continua ad alimentare un confronto sempre più acceso sul futuro del format.