Il suggestivo scenario di un ripescaggio dell’Italia per i prossimi Mondiali del 2026 in sostituzione dell’Iran sembra destinato a rimanere, per l’appunto, soltanto un’ipotesi. A gelare le speranze di chi sognava un clamoroso pass per vie diplomatiche sono intervenuti direttamente i vertici politici degli Stati Uniti e i vertici calcistici internazionali.
La freddezza della Casa Bianca: parlano Trump e Rubio
L’idea di estromettere la selezione mediorientale era stata rilanciata negli ultimi giorni da Paolo Zampolli, ma la reazione di Washington è stata tutt’altro che entusiasta. Interpellato in merito alle voci riportate dall’agenzia ANSA su una potenziale sostituzione a favore degli Azzurri, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha liquidato la questione con una battuta telegrafica:
“Non ci sto pensando più di tanto”.
A fare da eco al presidente è arrivata la netta precisazione del Segretario di Stato, Marco Rubio. Il capo della diplomazia statunitense ha smentito qualsiasi veto ufficiale sulla partecipazione della repubblica islamica al torneo nordamericano:
“Nessuna comunicazione proveniente dagli USA ha detto all’Iran che non possono venire. Non so da dove provenga questa voce”.
L’insistenza di Zampolli: il “sogno” azzurro e il precedente
La fuga di notizie era nata dalle dichiarazioni rilasciate al Financial Times dallo stesso Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente USA. Il diplomatico non aveva fatto mistero delle proprie manovre per riportare l’Italia sul più grande palcoscenico calcistico:
“Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia ai Mondiali. Sarebbe un sogno vedere gli Azzurri aI Mondiali negli Stati Uniti. Con quattro titoli, gli Azzurri hanno il pedigree per giustificare l’inclusione”.
Una crociata, quella di Zampolli, che non rappresenta una novità assoluta. Già in occasione del torneo iridato del 2022 in Qatar – fatale per la Nazionale azzurra dopo la dolorosa notte contro la Macedonia del Nord – l’inviato aveva caldeggiato alla FIFA la medesima soluzione a tavolino, senza alcun successo.
La posizione della FIFA: Infantino blinda l’Iran
Se la politica americana si smarca, l’organo di governo del calcio mondiale alza un vero e proprio muro. Negli ultimi mesi, la FIFA ha ripetutamente confermato il diritto acquisito sul campo dall’Iran. A spazzare via ogni dubbio residuo ci aveva pensato lo stesso Gianni Infantino lo scorso 15 aprile. Intervenendo al “CNBC Invest in America Forum”, il presidente della Federazione Internazionale aveva tracciato una linea invalicabile tra sport e dinamiche geopolitiche:
“La squadra verrà, questo è certo. L’Iran deve partecipare se vuole rappresentare il proprio popolo. Si è qualificata, ed è anche una squadra forte. Vogliono davvero giocare, e dovrebbero farlo. Lo sport dovrebbe rimanere al di fuori della politica”.
Per l’Italia, dunque, le porte dei Mondiali 2026 restano inesorabilmente chiuse: senza i meriti conquistati sul campo, non ci sarà alcun salvacondotto per gli Stati Uniti.
(Foto: figc.it)





