Sei punti dall’Inter era considerata una distanza siderale, pochi mesi or sono, per la quale ogni possibilità di conferma di Scudetto era bella che finita; a fine Marzo, gli stessi sei punti di distanza dai nerazzurri – che ancora devono giocare il loro trentesimo turno di campionato – sembrerebbe tale da autorizzare nuovamente a sognare.
La realtà è invece ben diversa: la quarta vittoria consecutiva dei partenopei, più che all’Inter, mette pressione al Milan, nella corsa al platonico trofeo del secondo posto, se non altro posizione di prestigio ma che non fa alcuna differenza dal terzo o dal quarto posto.
Ma, la vittoria di Cagliari, tra sogni irrealizzabili e trofei platonici, ha almeno il potere di mettere ulteriore distanza dal quinto posto, che fa un’enorme differenza rispetto ai primi quattro, e che gli azzurri lasciano ben volentieri contendere ai alle varie Como, Roma e Juventus. Una distanza di nove punti proprio dalla Juventus, dalla quale la squadra di Conte subì un passivo pesantissimo un mese fa circa, per il quale la stessa qualificazione in Champions, oltre allo Scudetto, fu messa fortemente in discussione.
Ma questo Napoli, liberatosi dai suoi orpelli morali, mentalmente concentrato sul solo campionato, avendo modo di prepararlo giocando una sola partita a settimana e, soprattutto, recuperando i suoi pezzi più pregiati, riesce a trovare una sua continuità, almeno nei risultati.
Il calendario, in questo caso, aiutava la squadra di Conte, che arriva alla sosta facendo bottino pieno nelle ultime quattro partite dal coefficiente di difficoltà particolarmente accessibile, portando a casa dodici punti ma non senza sofferenze. Basti pensare alla vittoria in extremis a Verona o alla rimonta contro il Lecce della settimana scorsa. Questo pomeriggio, toccava al Cagliari di Pisacane, squadra che sta pagando il salatissimo scotto di aver tirato i remi in barca troppo presto, pensando ad una salvezza fin troppo comodamente conquistata, finendo per essere risucchiata nella zona-retrocessione che fino ad un paio di mesi fa vedevano da posizioni privilegiate di metà classifica.
Oggi, il Cagliari, squadra in crisi più di risultati che di gioco, era una preda succulenta che non poteva e non doveva sfuggire al Napoli, per arrivare alla sosta almeno con il punto di distacco dal Milan per poi tentare il sorpasso nel big-match di Pasquetta proprio contro i rossoneri di Allegri. Gli azzurri ottemperano al loro dovere, della conquista dei tre punti, in meno di due minuti, il tempo necessario a McTominay a sbrogliare la confusa matassa creatasi in area di rigore cagliaritana, a seguito di azione di calcio d’angolo, e depositare in rete quello che sarà il gol-partita.
Poi, una partita noiosetta, che si accende a tratti solo quando il Napoli decide di premere sull’acceleratore quel tanto che basta a mettere ansia e preoccupazione ad una squadra come quella di Pisacane che scricchiola terribilmente anche quando la pressione dei partenopei non è così insostenibile.
McTominay segna il suo ennesimo gol decisivo e la conferma di quanto determinante sia la sua presenza nel cuore dell’area di rigore ed in mezzo al campo a fare legna; De Bruyne è un calciatore di un’altra categoria: lo si vede quando tocca il pallone, creando occasioni potenzialmente pericolose con giocate semplici quanto geniali. A volte – ed è brutto pensarlo – quanto sia uno spreco, un calciatore di questo lignaggio nella mediocrità della Serie A. Ed allo stesso tempo, pensiamo, con rammarico ed amarezza, a cosa sarebbe potuto essere il Napoli con Kevin messo in condizioni fisiche e tattiche di poter fare bene.
Non che ci sia da strabuzzare gli occhi: nonostante tutto, il Napoli oltre al gol non è che faccia grandi cose, ma a dare una grande mano agli azzurri è l’atteggiamento tattico di Pisacane, che preferisce giocare con Esposito affiancato da Folorunsho, un attaccante che attaccante non è, tenendo in panchina l’artiglieria pesante, come Kilicsoy ed un giovanotto diciannovenne, tale Mendy, che riesce a fare più lui nei pochi spiccioli concessigli da Pisacane che i suoi colleghi di reparto in tutto l’arco del match. Anche per questo il Napoli riesce agevolmente – o quasi – ad arginare lo poche folate offensive del Cagliari, affidate a qualche spunto di Esposito nel primo tempo e di Mendy nel secondo. Gaetano e Folorunsho sono ex con poco veleno, fuori partita uno, fuori posizione l’altro.
Quasi, dicevamo, perché in mancanza del secondo gol a garantire una certa tranquillità, il Napoli riesce nella brillante trovata di giocare gli ultimi dieci minuti in pieno surplus, come stesse sopra di tre gol e quindi autorizzato a giocare palloni in leggerezza. Manca poco che un pallone vagante in area di rigore si trasformi nel gol dell1-1, non fosse per Spinazzola che spazza via un pallone che aspettava di essere spinto in rete dagli attaccanti del Cagliari. Un peccato di leggerezza che, a questo giro, il Napoli non ha pagato.
Forse, il Dio del Calcio è stato benevolo nei confronti degli azzurri dopo aver visto, finalmente, una prestazione tutto sommato solida del reparto arretrato, che ha la grave pecca di voler costruire dal basso troppo e male, sbagliando spesso appoggi elementari, incorrendo in errori di misura pazzeschi a certi livelli. In compenso, in marcatura, Buongiorno sbaglia poco e niente, anche se poco sollecitato e fa piacere per Beukema, autore di una prestazione decisamente superiore a quella offerta contro il Lecce. Qualche punticino in meno per Olivera, anello debole della difesa, in difficoltà contro l’esuberanza e la freschezza atletica di Palestra, nonostante quest’ultimo non giochi una delle sue partite migliori.
E’ un Napoli che ritrova Lobotka in mezzo al campo, a cui Conte concede poco più di un tempo: lo slovacco non ha novanta minuti nelle gambe ed anche il suo modo di gestire le redini del gioco partenopeo non sono quelle che siamo abituati a riconoscergli; lento lui, lento ed impreciso Gilmour, quasi mai riescono a dare quel cambio di passo al centrocampo.
In avanti, come detto di De Bruyne, che ci prova ad inventare qualcosa di diverso, di Scott che resta il pericolo numero uno in area di rigore avversaria, ma gli altri? Politano torna ad essere il generoso Politano, che corre ma che davanti alla porta sbaglia quasi sempre la scelta; Hojlund mai pericoloso in zona-gol, limitandosi e limitato nel duello corpo a corpo con il tignoso Mina, ma poche volte riesce a creare e crearsi spazio vitale per essere pericoloso; Alisson entra nella ripresa, un paio di spunti in velocità e poco altro, mentre Giovane e Lukaku stasera non sono stati presi in considerazione.
Il brasiliano viene impiegato con il contagocce e il mancato ingresso di stasera ha il lieve sentore di bocciatura; è invece strano il modo di impiegare Lukaku. Davvero stasera non avrebbe potuto reggere dieci minuti per far rifiatare un Hojlund stanco e spento? Conte avrà sicuramente risposte che noi non abbiamo.
Ma, interrogativi a parte, un bel gioco che è sempre stata – è sempre sarà – una chimera, questa squadra si sta rialzando di settimana in settimana, dopo aver vissuto mesi tremendi, tra polemiche, infortuni ed obiettivi stagionali che venivano, tristemente, depennati in un Gennaio-Febbraio devastante, un bimestre che avrebbe affossato moltissime altre squadra non avessero avuto un abile motivatore come Conte in panchina. Perché, gli va dato atto, che questo Napoli ancora in corsa – quanto meno aritmeticamente – per il campionato, dopo tutto quello che si è passato, è un merito suo, che gli va riconosciuto. Così come qualcosa da ridire sulla sua gestione, soprattutto fisica, della squadra, ci sarebbe. Ma, è un discorso, questo, da traslare a fine Maggio, tirando le somme al termine di una stagione logorante fisicamente e spossante mentalmente. Nel frattempo, spazio alla nazionale ed il suo ennesimo tentativo di partecipare al Mondiale (che inaudita tristezza, il calcio italiano) rileggendoci subito dopo Pasqua e Pasquetta. E speriamo il Napoli non ce le rovini.





