Secondo Leander Schaerlaeckens sul Guardian, l’assegnazione dei Mondiali di calcio 2026 agli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump rischia di entrare nella storia come uno degli esempi più problematici di un grande evento sportivo ospitato in un contesto geopolitico controverso.
Schaerlaeckens traccia paralleli inquietanti con edizioni passate: l’Italia di Mussolini nel 1934, l’Argentina della giunta militare nel 1978, e la Russia di Putin nel 2018 — tutti casi in cui regimi autoritari o violazioni evidenti dei diritti umani non impedirono l’assegnazione della Coppa del Mondo, e anzi contribuirono ad utilizzarla come piattaforma di legittimazione internazionale. The Guardian
Nel suo articolo, l’autore sottolinea che il contesto attuale potrebbe rendere la Coppa del Mondo 2026 “vergognosa” agli occhi della storia: dalla presunta violenta rimozione del presidente venezuelano e della moglie con l’espansione dell’influenza statunitense nella regione, alle politiche estere aggressive e incoerenti di Washington, fino alla retorica e alle minacce verso Messico e Canada — co-ospiti del torneo.
La critica non riguarda la competenza nell’organizzazione sportiva, ma piuttosto l’uso di un evento globale per rafforzare narrative politiche e geostrategiche che molti osservatori giudicano problematiche o divisive. Schaerlaeckens invita a guardare oltre il folklore di stadi e tifosi, per chiedersi se il calcio stia perdendo la sua indipendenza morale, diventando strumento di potere in mani poco responsabili.





