Tra speranze e limiti: Napoli secondo, Inter nel mirino

Se l’azzurro della Nazionale regala soltanto amarezze e delusioni, quello del Napoli alimenta ancora speranze. Nel Lunedì di Pasquetta gli azzurri completano l’operazione-sorpasso a danno del Milan, scavalcandolo in classifica, installandosi in seconda posizione ed aprendo ufficialmente la caccia all’Inter, in una rincorsa che, senza voler illudere nessuno, ha poche speranze di andare in porto con successo.

Poche, dopo aver visto l’Inter trattare male la Roma, nel ritorno veemente alla vittoria dei nerazzurri, dopo un periodo di appannamento concluso con il rientro di Lautaro. Poche, vedendo anche chi, a questi Inter, dovrebbe contendere lo Scudetto. Ieri sera, Napoli e Milan, si sono date battaglia nella lotta per il secondo posto, dove a spuntarla è stata la squadra di Conte, con il guizzo di Politano, a dieci minuti dalla fine, a rompere l’equilibrio di una partita che sembrava avviarsi mestamente verso uno 0-0 annunciato o quasi.

Conte contro Allegri, due allenatori permeati dal forte senso pratico, che mettono il risultato davanti a tutto e tutti. Logico aspettarsi una partita tra due squadre abbottonate, che avevano quasi paura ad attaccare e far male all’avversario. Ma se Conte aveva l’attenuante di presentare una formazione senza attaccanti, data la defezione dell’ultim’ora di Hojlund, Allegri con il suo Milan aveva l’obbligo ed il dovere di fare molto di più, in quella che per i rossoneri era una finale.

Ne esce una partita lenta e noiosa nel primo tempo, da far pentire chi ha scelto il Maradona ad altre mete turistiche o balneari per trascorrere il Lunedì in Albis, qualcosa di più apprezzabile, tra cui il gol di Politano, qualche sgroppata di Alisson e una parata di Maignan su Giovane. Questo e poco altro nel match-spareggio tra le prime contendenti alla leadership dell’Inter, ma servivano i tre punti, e quelli sono arrivati, pertanto si può chiudere un occhio – anche un occhio e mezzo – in una partita poco emozionante.

D’altra parte, il Napoli lo conosciamo, nei pregi e nei difetti. E come se non bastassero i tanti problemi che Conte ha dovuto – e ancora sta dovendo – affrontare, si è aggiunta anche l’improvvisa defezione di Hojlund, per uno stato influenzale che, per quanto banale, ha pesato come un macigno nell’economia del gioco del mister leccese, praticamente senza centravanti di ruolo, visti anche i capricci fanciulleschi di Lukaku, ormai in rotta di collisione con la società per il mancato rientro a Napoli dei giorni scorsi.

Due le alternative: Giovane nel ruolo di prima punta, unico in rosa ad avere una seppur piccola, attitudine al ruolo, oppure giocare con uno tra McTominay o De Bruyne nel ruolo di finto centravanti. Conte attua entrambe le soluzioni, giocando prima con il brasiliano sostenuto dallo scozzese e dal belga, poi avanzando Scott in avanti al posto dell’ex-Verona, autore di una prova generosa e dignitosa nonostante tutte le difficoltà del caso.

Il primo tempo senza tiri in porta del Napoli è soprattutto figlio dell’assenza di un centravanti peso al centro dell’attacco e non è certo colpa di Giovane, fisicamente diverso da Lukaku ed Hojlund, se i partenopei non trovano mai la via verso Maignan, giocando prevalentemente per vie orizzontali, quando – al contrario – servirebbe molta più verticalità per dare sfogo alla velocità del brasiliano. Cosa che non avviene praticamente mai, anche perché sia McTominay che De Bruyne non sono in giornata positiva, soprattutto i belga, autore di tanti errori in appoggio non da lui, anche se poi, come tutta la squadra, riesce a svegliarsi dal suo torpore nel secondo tempo.

Il Napoli della ripresa è sicuramente più propositivo, grazie anche agli aggiustamenti di Conte che mischia la carte in tavola: McTominay avanzato al ruolo di prima punta, sicuramente più strutturato rispetto a Giovane, che prima di lasciare il campo ha il merito di essere l’unico a scaldare i guantoni di Maignan altrimenti inoperosi; Alisson Santos, che con il suo ingresso da agli azzurri quella sferzata di creatività di cui c’era enorme esigenza; Politano, che fa centro al primo pallone toccato, per il suo secondo gol stagionale, come contro il Lecce, un gol da tre punti.

Fortunato Conte, perché proprio i due entrati danno la scossa alla squadra e creano i presupposti per il gol-partita, ma anche bravo il mister a cambiare le carte in tavola, modellando la squadra su quelli che sono i suoi cardini fondamentali: gioco di sponda sulla punta centrale e folate improvvise dalle corsie esterne.
Fortunato il Napoli, ma anche bravo, a limitare l’azione del Milan, quasi mai pericoloso nel corso dei novanta minuti. Anzi, appare davvero discutibile l’atteggiamento della squadra di Allegri, che a Napoli scendeva per tenere il secondo posto alla larga dai partenopei e restare agganciato ai cugini nerazzurri, rinunciatari e remissivi sin dalle prime battute di gioco, preferendo il gioco d’attesa ad un’azione più incisiva atta a portare a casa la posta in palio assolutamente indispensabile nella rincorsa all’Inter. Poca roba Fullkrug e Nkunku, pericoloso sono in un’unica pericolosa circostanza, in una delle poche ripartenze milaniste, ma neppure Gimenez, Leao e Pulisic, entrati a secondo tempo inoltrato hanno saputo dare quella sterzata che invece hanno saputo dare i nuovi innesti inseriti da Conte.

Molti meriti vanno dati, comunque, anche alla difesa, che è apparsa sicura e solida nello spazzare via ogni pallone vagante in area di rigore. Bravo Buongiorno, seppur gravato da un’ammonizione rimediata a metà primo tempo a guidare il reparto e tenere botta contro Fullkrug, centravanti di livello internazionale (ex-centravanti della Germania) ma in netto calo di rendimento. Bene Olivera, che oltre a buone chiusure difensive, mette in condizione Politano di battere Maignan, con l’ausilio di De Winter.

Nel complesso, una vittoria meritata, se volessimo scegliere almeno una vincitrice della contesa. Il Napoli, quello del secondo tempo, ci ha provato più del Milan, ottenendo i frutti dei suoi sforzi a pochi minuti dalla fine. Certo è che questo livello di gioco non può o non deve bastare se davvero la mente di mister a calciatori fosse davvero proiettata all’inseguimento dell’Inter e non basta l’assenza di Hojlund a giustificare una mole di gioco così bassa, anche se, a onor del vero, anche in presenza del danese questa squadra non era un manifesto all’estetica ed allo spettacolo.

Come non lo è stato, un manifesto al calcio italiano, lo spettacolo offerto dalla seconda e terza in classifica di Serie A: poco gioco, pochi tiri in porta, emozioni col contagocce, tanta paura di perdere e priorità al risultato; dov’è la sorpresa, dunque, di un’Italia che non parteciperà al Mondiale per la terza volta di fila, se il livello delle cosiddette “grandi” è invece così piccolo, in rapporto al resto dell’Europa calcistica che conta?
Ma queste sono grane che di un altro “azzurro” che per i prossimi anni sarà impegnato a leccarsi le ferite dopo un’ennesima umiliazione internazionale. Il “nostro” azzurro, quello partenopeo ha ancora da lavorare per questa stagione, che ha ancora qualcosa da dire, nonostante tutto. E fin quando l’aritmetica non dirà il contrario, Conte e i ragazzi avranno il dovere di provarci, per onorare il tricolore cucito sul petto, ed i tifosi il diritto di sperare. Ed ora, testa al Parma.