Un’ascesa vertiginosa che profuma di miracolo sportivo, ma che affonda le proprie radici in una programmazione aziendale curata fin nei minimi dettagli. Il Como sta incantando la Serie A, veleggiando al quarto posto in piena zona Champions League e migliorando nettamente il già sorprendente decimo piazzamento della passata stagione. A svelare i segreti di questa favola moderna è intervenuto direttamente il presidente del club, Mirwan Suwarso, in una lunga e interessante intervista concessa alle colonne de La Gazzetta dello Sport.
Le origini singolari e il legame viscerale con il territorio
Il percorso di rinascita della società lariana è partito da un’intuizione decisamente fuori dagli schemi convenzionali del calcio italiano. Il numero uno del club ha infatti riavvolto il nastro, raccontando la genesi di questo ambizioso progetto:
“Il mio Como nasce da uno show tv sulle nazionali giovanili indonesiani. Poi quando il club è stato promosso in Serie C, il livello tecnico è diventato insostenibile per loro e abbiamo intravisto potenzialità di business”.
Da quel momento, la crescita è stata inarrestabile, trainata da una strategia di marketing che ha saputo fondere l’identità calcistica con l’enorme fascino turistico della zona:
“Siamo molto soddisfatti. La nostra visione si basa sul lago e sul territorio, è tutto costruito attorno a quello. Abbiamo investito nel retail, nei prodotti di consumo, abbigliamo, campi estivi, con un merchandising basato sul lago di Como e non solo sulla squadra. Le maglie del club rappresentano solo il 40% dei nostri ricavi dai prodotti”.
Il nodo stadio: lo sguardo rivolto all’Europa
Per consolidare l’attuale posizione di vertice, la dirigenza è ben consapevole della necessità di adeguare le infrastrutture. Il tema del nuovo impianto casalingo è cruciale per le ambizioni internazionali del Como, e Suwarso ha tracciato la rotta in vista dei prossimi step burocratici per farsi trovare pronti anche in ambito continentale:
“La prima fase di documentazione è conclusa. Dovremo ripresentare il progetto alla Soprintendenza. L’impianto sarà più piccolo ma più efficiente e con spazi per tutta la comunità , residenti inclusi. Stiamo lavorando anche per coprire le richieste della UEFA in caso di Europa”.
Il “manager” Fabregas, l’asse col Real e la classe arbitrale
L’analisi del presidente si è poi spostata sulle figure chiave del rettangolo verde. Parole al miele sono state spese per l’artefice tecnico di questo capolavoro, Cesc Fabregas, definito dal patron > “un po’ come un CEO del settore calcio, un allenatore che sa dove vuole andare”.
La fiducia nello spagnolo è totale, ma la società guarda sempre al quadro generale:
“Siamo felici che sia con noi e un eventuale addio non farà cadere tutto grazie a un sistema costruito nel tempo”.
Inevitabile un passaggio di mercato su Nico Paz, il gioiellino che sta incantando la Serie A ma sul quale pende la spada di Damocle della Casa Blanca:
“La decisione sul suo futuro spetta solo al Real Madrid, non possiamo farci niente. Il club è pronto a trovare un sostituto se necessario”.
La chiosa finale è dedicata al delicato tema della classe arbitrale, affrontato con grande signorilità ed empatia, spegnendo sul nascere ogni possibile polemica:
“Io non mi lamento, sono parte del gioco. È un lavoro molto difficile, a volte mi chiedo come si possa decidere di intraprendere quella carriera”.
(Foto: comofootball.com)





