A Madrid scoppia il caso Bellingham

Bellingham con la maglia del Real Madrid

L’esultanza di Jude Bellingham dopo il gol segnato in Champions League contro il Monaco – un gesto che mimava il bere alcol – ha acceso il solito circo dei social. Per molti, quel gesto sarebbe la prova di una presunta “bella vita” fuori dal campo. In realtà, come spesso accade, il bersaglio non è il gesto in sé, ma il personaggio.

A fare chiarezza ci ha pensato As, con un editoriale firmato da Tomás Roncero, che ha smontato una per una le accuse rivolte al centrocampista del Real Madrid. Il messaggio è chiaro: Bellingham non è un calciatore fuori controllo, ma un professionista totale.

Secondo Roncero, il gesto dell’inglese è stato una risposta ironica agli haters, “quella fogna dei social media dove gli insulti sono il pane quotidiano e le lodi una specie in via di estinzione”. Una provocazione, non una confessione.

As ricorda come Bellingham abbia appena 22 anni e il diritto di vivere la propria vita privata, uscire la sera e godersi Madrid, purché questo non influisca sulla sua condizione fisica. Ed è qui che entra in gioco il vero punto: nel calcio d’élite moderno non esistono più zone d’ombra. Dietologi, nutrizionisti, preparatori e analisti monitorano ogni dettaglio della vita degli atleti.

Il paragone usato da Roncero è volutamente forte: oggi non può più esistere un “caso Cassano”, un calciatore che arriva in sovrappeso e si concede eccessi alimentari lontano dai radar del club. Bellingham, al contrario, è il simbolo del calciatore contemporaneo: cura maniacale del corpo, rendimento costante e leadership precoce.

La conclusione di As è netta: Jude Bellingham è un grande atleta prima ancora che un grande calciatore. E forse il problema non è ciò che fa lui fuori dal campo, ma l’urgenza con cui i social cercano sempre un colpevole da mettere alla gogna.

(Foto: realmadrid.com)