Quando si giocava tanto (forse più di oggi) e nessuno si lamentava

Serie A

Il tema delle troppe partite è tornato prepotentemente al centro del dibattito calcistico. A riaccenderlo, alla vigilia di Natale, è stato Aurelio De Laurentiis, intervenuto a Radio CRC: un concetto caro a presidenti, allenatori, calciatori e tifosi, ormai concordi nel denunciare un calendario sempre più fitto e logorante.

Ma siamo sicuri che si giochi davvero molto più di prima?

Come sottolineato da Il Napolista, basta fermarsi un attimo sui numeri per scoprire che la narrazione dominante è, quantomeno, parziale. Se il Napoli attuale dovesse spingersi fino in fondo a tutte le competizioni – campionato, Coppa Italia, Supercoppa e Champions League passando anche dai play-off – arriverebbe a disputare 62 partite stagionali. Un numero certamente elevato, ma non lontanissimo da quanto accadeva in passato.

Anzi.

Il paragone che sorprende: Napoli 1988/89

Nella stagione 1988/89, il Napoli di Maradona, Careca, Alemao, Carnevale, De Napoli, Crippa e guidato da Ottavio Bianchi giocò 60 partite ufficiali. Solo due in meno rispetto allo scenario massimo ipotizzabile oggi.

La differenza sta nella distribuzione:

  • 34 partite di campionato

  • 12 di Coppa UEFA, tutte con andata e ritorno, dalla fase iniziale fino alla finale

  • 14 gare di Coppa Italia, in un formato molto più lungo e logorante rispetto all’attuale

Il tutto con una rosa ristretta, senza le rotazioni scientifiche, senza cinque sostituzioni, senza preparatori atletici specializzati per reparto e senza la gestione maniacale dei carichi di lavoro tipica del calcio moderno.

Allora il problema qual è?

Il Napolista centra il punto: la questione non è solo quante partite si giocano, ma come si giocano e in che contesto. Oggi il calcio è più intenso, più veloce, più esplosivo. Ogni gara è una prova atletica estrema, ogni sprint pesa sulle articolazioni come non accadeva trent’anni fa.

Ma questo non può cancellare un dato di fatto: il calcio del passato non era affatto leggero o sporadico. Si giocava tanto, spesso di più di quanto la memoria selettiva voglia ammettere.

Una narrazione comoda

Dire che “si gioca troppo” è diventato uno slogan utile a tutti. Serve ai club per giustificare risultati deludenti, agli allenatori per proteggere il gruppo, ai calciatori per spiegare cali di rendimento. Ma il paragone storico smonta l’idea che il problema sia solo quantitativo.

Il Napoli dell’89 affrontò una stagione estenuante, arrivando in fondo a due competizioni a eliminazione diretta, con un organico ridotto e senza le tutele attuali. E lo fece senza che nessuno gridasse allo scandalo. Forse, più che il numero di partite, oggi pesa un calcio che ha perso il senso della proporzione e della gestione intelligente. Il calendario è denso, sì. Ma lo è sempre stato per le squadre vincenti.

(Foto: legaseriea.it)