Nel calcio dei bilanci in rosso e dei debiti strutturali, il Napoli si ritrova a vivere una situazione paradossale: essere “troppo sano” per le regole attuali. Nonostante una solidità finanziaria che vede il club di Aurelio De Laurentiis vantare 174 milioni di euro di liquidità e un patrimonio netto positivo di 190 milioni (dati al 30 giugno 2025), la società si ritrova oggi con le mani legate sul mercato.
Il nodo del “Costo del Lavoro Allargato”
Il blocco nasce dall’applicazione del nuovo indicatore del costo del lavoro allargato. Secondo questa norma, le spese per la rosa (stipendi, ammortamenti e commissioni) non possono eccedere l’80% dei ricavi complessivi. Il Napoli paga qui una sua peculiarità gestionale: l’utilizzo delle quote decrescenti per gli ammortamenti. Una scelta di prudenza contabile che, nel breve periodo, alza virtualmente i costi a bilancio, finendo per sforare i parametri imposti dalla Federazione.
La correzione (tardiva) della FIGC
La stortura del sistema è così evidente che il Consiglio Federale ha già provveduto a modificare le NOIF (Norme Organizzative Interne Federali) lo scorso dicembre. Tuttavia, per ragioni burocratiche e di tempistiche regolamentari, la modifica che “libererebbe” il Napoli entrerà in vigore solo a partire dal 31 maggio 2026. Fino ad allora, il paradosso resta: una società con le casse piene e i bilanci in attivo non può operare liberamente per rinforzare l’organico a disposizione di Antonio Conte.
Scenari di mercato: tra slot e scommesse
Nonostante i paletti, il club prova a muoversi tra le pieghe del regolamento. L’acquisto di Giovane per 20 milioni di euro ne è un esempio: essendo un under 23, non occupa posti nella lista Serie A, che attualmente presenta due slot liberi. Uno di questi sembra destinato al colpo De Bruyne, mentre per l’altro resta viva la caccia a un esterno, con i nomi di Maldini, Sterling e Ezzalzouli sul taccuino della dirigenza. A fare il punto è stata La Gazzetta dello Sport.
(Foto: sscnapoli.it)





