Il calcio, si sa, è materia di cuore e di episodi. Ma se proviamo a socchiudere gli occhi per un attimo, superando l’ebbrezza del gol di Romelu Lukaku al 95°, quello che resta è l’immagine di un Napoli che oggi è, per necessità, una squadra operaia. La vittoria di Verona è un toccasana per la classifica e per blindare il terzo posto, ma non può nascondere una realtà evidente: questo Napoli viaggia a fari spenti.
Senza i pilastri che hanno retto la squadra, da Di Lorenzo a Rrahmani, passando per il polmone Anguissa e l’equilibratore McTominay, la squadra di Conte è apparsa monocorde, quasi rassegnata a una mediocrità tecnica che non le appartiene.
Lobotka appannato, vittima di un calendario che non concede pause; gli esterni faticano a saltare l’uomo e la difesa, oggi “rattoppata”, ha regalato brividi gelidi su ogni ripartenza scaligera. Eppure, in questo deserto di idee, è spuntata la testa di Hojlund prima e la zampata del campione poi.
Lukaku ha pianto, ha scaricato mesi di frustrazione in quella girata mancina che ha zittito il Bentegodi. È il ritorno del “Re”, certo, ma basta un uomo solo, per di più in condizioni fisiche rivedibili, a spostare l’inerzia di una stagione?
Il Napoli di ieri è stato brutto, forse il peggiore dell’anno per distacco. Lento, prevedibile, quasi indolente nel consegnarsi a un Verona modesto. Ha vinto con il cuore e con un pizzico di benevolenza del “Dio del pallone”, portando a casa tre punti che sanno di Champions. Ma per restare nell’Europa che conta, non basterà sperare nel “coniglio dal cilindro” dei vari Vergara o Santos o chi per loro. Serve che torni la luce, quella vera. Serve che gli infortunati tornino arruolabili il prima possibile, perché giocare senza diversi giocatori fondamentali da mesi è un handicap che nemmeno il guizzo del singolo può colmare all’infinito.
Prendiamoci i tre punti, godiamoci l’abbraccio del Belga, ma restiamo realisti: questo Napoli sta facendo un miracolo. Per far sì che non resti un’illusione passeggera, bisogna tornare a chiudere le partite. Altrimenti, la prossima volta, il buio potrebbe non schiarirsi al 95°.





