Napoli, così non va: pareggio a Copenaghen

Antonio Conte e la comunicazione sugli infortuni in casa Napoli

Il pareggio di Copenaghen lascia l’amaro in bocca, soprattutto per come è maturato. Giocare gran parte della partita con un uomo in più e non riuscire a trasformare il vantaggio numerico in una vittoria pesa, eccome. Non tanto per il risultato in sé, quanto per ciò che racconta sul momento del Napoli e sulla sua reale capacità di stare ai livelli della Champions League.
La partita sembrava indirizzata: superiorità numerica, avversario costretto ad abbassarsi, spazi che con il passare dei minuti avrebbero dovuto aprirsi. E invece il Napoli ha faticato a cambiare passo. Il possesso palla è rimasto spesso prevedibile, la manovra lenta, con poche giocate capaci di rompere l’equilibrio. Non è mancata la volontà, ma è mancata la lucidità nel trovare soluzioni diverse quando quelle iniziali non funzionavano.
Va detto: il Copenhagen ha fatto la sua partita con ordine e sacrificio, chiudendo bene le linee e difendendo con compattezza. Ma è proprio qui che emerge il limite degli azzurri. Le grandi squadre europee sanno vincere anche contro avversari chiusi, sfruttando episodi, individualità, ritmo. Il Napoli, invece, è sembrato dipendere troppo da un’idea di gioco che, una volta neutralizzata, non ha avuto alternative.
Non è solo una questione tattica, ma di mentalità. La Champions League richiede la capacità di leggere i momenti, di forzare quando serve e di prendersi responsabilità nei frangenti decisivi. A Copenaghen questo salto non si è visto fino in fondo e la frittata di Buongiorno ne è una fotografia chiara e limpida. Qualche occasione è arrivata, ma senza quella ferocia che trasforma una partita bloccata in una vittoria sporca, ma fondamentale.
Questo pareggio non cancella il valore della rosa né il potenziale del Napoli, ma ridimensiona le certezze,  a prescindere dagli infortuni. La Champions non si merita per diritto acquisito o per ricordi recenti: si conquista dimostrando continuità e maturità
Il Napoli ha ancora tempo per crescere, ma deve farlo in fretta. Perché in Europa, soprattutto in Champions League, le occasioni sprecate difficilmente tornano due volte.