Dopo aver salutato prematuramente la Champions League, il Napoli è costretto a dire addio anche alla Coppa Italia a seguito della lotteria dei calci di rigore che ha premiato il Como guidato da Cesc Fàbregas: decisivi gli errori di Lukaku e Lobotka. Eppure gli azzurri sono riusciti a sfornare una prestazione di buon livello nel corso dei tempi regolamentari, mettendo sotto una delle squadre che, dal punto di vista del gioco, del possesso e delle occasioni create, è senza dubbio uno dei fiori all’occhiello della Serie A. I partenopei chiudono nella propria metà campo i lariani per una buona parte di primo tempo, ma senza riuscire a trovare la stoccata vincente, come ormai capita da mesi. Senza la qualità e l’imprevedibilità di un calciatore abile nel saltare l’uomo (Neres) e creare superiorità numerica, gli azzurri tendono ad appiattirsi, dando così vita a un possesso palla che consente di dominare anche avversari che ne fanno un mantra e punto di forza (il Como), ma senza sfondare il muro avversario, complice un Giovane poco incisivo e quasi spaesato. Il Como passa al primo affondo e approfitta di una distrazione di Mazzocchi che si lascia sfuggire Valle alle sue spalle che mette una palla al centro solo da spingere in porta per Smolčić che viene steso da Olivera che, nel tentativo di effettuare una scivolata disperata per impedire il tiro a rete dell’avversario, commette fallo. Dagli undici metri è bravo Baturina ad angolare la conclusione e impedire l’intervento di Milinković-Savić. Il Napoli reagisce ma non riesce a concretizzare la grande mole di gioco prodotta.
La ripresa inizia come meglio non può, con i campani che trovano subito, e meritatamente il gol del pareggio: azione bellissima con Beukema che trova tra linee Højlund, il danese serve Vergara nello spazio con una palla geniale e di qualità assoluta, lanciando così il proprio compagno a rete. Il Napoli prende fiducia e continua a imporre il suo gioco, chiudendo il Como nella propria metà campo, gettando nella mischia anche giocatori come Politano e Spinazzola, più abili nel puntare l’uomo rispetto a Mazzocchi e Olivera. La grande occasione arriva su situazione di calcio d’angolo, dove Rrahmani colpisce di testa a botta sicura, ma il salvataggio sulla linea di Paz consente ai lariani di rimanere in vita. La partita del Napoli “finisce” con l’uscita dal campo di Højlund e Vergara, per gli ingressi di Lukaku e Gutiérrez: di fatto, però, sarà Alisson a prendere il posto del talento di Frattaminore, senza riuscire a incidere e, anzi, perdendo anche qualche pallone di troppo e in zone delicate del campo. Stesso discorso per Big Rom che non dà mai profondità, oltre ad essere apparso nettamente in ritardo di condizione a seguito del grave infortunio accusato lo scorso 14 agosto. Come detto, quindi, gli attaccanti del Napoli non riescono più a dar manforte alle azioni offensive, perdendo così tanti palloni pericolosi che di, fatto, consentono al Como di effettuare un finale di partita nella metà campo degli azzurri, andando anche vicino al vantaggio con la conclusione di Vojvoda. La gara termina con il risultato di 1-1, ma con il Napoli che avrebbe meritato di qualificarsi al termine dei tempi regolamentari e che ha anche qualcosa da recriminare dal punto di vista arbitrale (ne parleremo dopo). Come detto, ai rigori saranno i lariani a qualificarsi.
Capitolo rotazioni e sostituzioni
Difficile dare particolari responsabilità ad Antonio Conte per quanto riguarda l’undici iniziale: dovendo rinunciare a Scott McTominay, il tecnico salentino, rimasto senza centrocampisti di ruolo ad eccezione dei Primavera, Prisco e De Chiara, è costretto ad adattare Elmas al fianco di Lobotka, con Vergara che dirotta sull’out di sinistra nella coppia di trequartisti/esterni e con Giovane sulla destra. Abbiamo più volte invocato le rotazioni nel corso di questa stagione, visti i tanti impegni ravvicinati, e il tecnico ha lanciato dal 1′ Mazzocchi e Olivera per consentire a Spinazzola e Gutiérrez di poter rifiatare, stesso discorso con Beukema che si è rivisto da titolare (offrendo anche una prova di buon livello) con Buongiorno in panchina. Rotazioni che sono legittimamente arrivate ma che, con ogni probabilità, per le caratteristiche dei giocatori inseriti e dell’avversario di giornata, hanno un po’ stonato per la tipologia di partita che è venuta fuori: con Mazzocchi e Olivera esterni di centrocampo, il Napoli non aveva calciatori in quelle zone di campo in grado di puntare l’uomo e creare superiorità numerica, oppure di trovare un compagno tra la linee con dei passaggi e delle giocate tecniche di un certo livello come, per esempio, riescono a Politano e Spinazzola, o Gutiérrez, per caratteristiche. Ribadiamo, effettuare le rotazioni dopo l’enorme sforzo di Genova era scelta più che legittima ma, complici gli infortuni, gli uomini impiegati in specifiche di zone di campo, per caratteristiche, probabilmente non erano i più indicati per affrontare la gara contro il Como che richiedeva un certo livello di pulizia tecnica. Nella stessa logica, con ogni probabilità, sarà rientrata anche la scelta di richiamare in panchina Højlund e Vergara per inserire Lukaku e Gutiérrez, ma con Alisson e Big Rom nel tridente offensivo, il Napoli ha perso tutta la sua pericolosità non riuscendo più a ripartire o palleggiare, consentendo così al Como di chiudere in avanti la partita prima dei calci di rigore.
Capitolo arbitri e trasferte vietate
In tutto ciò non possiamo far passare in secondo piano la direzione di gara da parte di Manganiello che potrebbe aver indirizzato l’esito finale dell’incontro. L’arbitro grazia clamorosamente Jacobo Ramón, difensore del Como, che già nel corso del primo tempo ha rischiato un cartellino rosso diretto su un fallo commesso ai danni di Højlund da ultimo uomo. Il direttore di gara, così come il VAR, hanno deciso di non ricorrere all’on-field review, ma rimane più di qualche dubbio sulla decisione finale. Decisione ancora più incredibile arriva al 50′ di gioco, quando il centrale spagnolo stende ancora una volta il bomber danese che era riuscito a liberarsi dell’avversario con un bel dribbling al limite dell’area di rigore. In questi casi, il cartellino giallo scatta in automatico per aver negato all’attaccante di calciare in porta dal limite dell’area, ma Manganiello decide incredibilmente di non estrarre il secondo giallo. Fàbregas capisce che il suo giocatore ha rischiato molto e lo toglie dal campo 3′ dopo per scongiurare il rischio doppia ammonizione. Una decisione che lascia molto discutere e che si aggiunge alle tante altre dubbie, nel corso di questa stagione, nei confronti degli azzurri.
La società, però, sceglie la via del silenzio, non commentando i torti arbitrali subiti, così come decide non tuffarsi sulla questione delle trasferte vietate ai tifosi partenopei. Situazioni scomode che vanno ad aggiungersi anche al mercato a saldo zero nel mese di gennaio, nonostante il club disponga di oltre 200 milioni di liquidità, senza vantare debiti netti all’attivo. Mercato, arbitraggi e trasferte vietate: argomenti fondamentali all’interno della crescita di un club di altissimo livello e virtuoso come, da anni, lo è il Napoli ma che devono essere affrontati, denunciati e commentati con le giuste parole e con i giusti toni con l’obiettivo migliorare l’intero sistema calcio e tutelare gli interessi del Napoli e dei napoletani. Chiarire questo aspetto, conoscere il pensiero della società (De Laurentiis o Manna?) anche nel corso di una conferenza stampa in settimana potrebbe aiutare i tanti tifosi azzurri a capire la linea scelta della società riguardo le numerosi questioni di campo ed extra-campo. Con la Coppa Italia sfumata rimane solamente il campionato con l’obiettivo Champions League da non fallire assolutamente per gli incassi che garantisce la massima competizione europea e per l’appeal del club in Europa e sul mercato.





