Il calcio africano sta attraversando un momento di profonda turbolenza istituzionale in seguito ai clamorosi strascichi dell’ultima Coppa d’Africa. La finalissima di AFCON 2025, disputata a gennaio tra Senegal e Marocco, si è infatti trasformata in un intricato caso diplomatico e sportivo, sfociato nelle aule dei tribunali. A rompere il silenzio su questa spinosa vicenda è intervenuto in prima persona il presidente della CAF, Patrice Motsepe, affidando il suo pensiero a un lungo video pubblicato sul canale YouTube ufficiale della confederazione.
L’amarezza per l’immagine del torneo e l’impegno etico
Il numero uno del calcio africano non ha nascosto il proprio rammarico per lo spettacolo offerto a livello globale, sottolineando la propria “estrema delusione per gli episodi accaduti durante la partita finale”. Motsepe ha evidenziato come le polemiche, le tensioni sul prato verde e i successivi ribaltoni a tavolino abbiano vanificato gli innumerevoli sforzi istituzionali profusi, ricordando che quanto successo mina pesantemente il lavoro portato avanti dalla federazione negli anni per “garantire integrità, rispetto ed etica”.
Indipendenza degli organi giudicanti e la lotta ai sospetti
Per respingere le pesanti accuse di parzialità piovute sulla CAF dopo l’assegnazione a tavolino del trofeo al Marocco, il presidente ha fatto leva sulla netta discrepanza di giudizio emersa tra i vari organi di giustizia sportiva interna, a dimostrazione della loro totale autonomia decisionale:
“Il comitato disciplinare ha preso una decisione; il comitato d’appello ha assunto una posizione completamente diversa”.
Affrontando il tema storico dei dubbi che spesso aleggiano sulle competizioni continentali, Motsepe ha mostrato grande pragmatismo: “Questa questione di sfiducia è un’eredità che abbiamo dal passato”, ammettendo apertamente che i sospetti verso la classe arbitrale e i vertici dirigenziali “sono lì da molti molti anni”. La promessa per il presente e per il futuro è però perentoria, volta a sradicare ogni dietrologia:
“Non un singolo paese in Africa sarà trattato in maniera più preferenziale o vantaggiosa rispetto a qualsiasi altro paese del continente africano”.
Sull’imminente e decisiva pronuncia del Tribunale Arbitrale dello Sport, l’atteggiamento resta di profondo rispetto istituzionale: “Rispetteremo la decisione presa al livello più alto”.
Il riepilogo: dal campo alle aule di tribunale
Per comprendere la portata di queste dichiarazioni occorre fare un passo indietro allo scorso gennaio. Nella finalissima del torneo, il Senegal si era imposto per 1-0 in un clima a dir poco surreale, culminato con il clamoroso e temporaneo abbandono del terreno di gioco da parte dei giocatori senegalesi in segno di protesta. A distanza di due mesi da quegli eventi, esaminando il ricorso formale presentato dal Marocco, il Comitato d’Appello della CAF ha incredibilmente ribaltato il verdetto del campo, assegnando la vittoria a tavolino ai padroni di casa. Una sentenza pesantissima che ha spinto la federazione senegalese a impugnare immediatamente la decisione dinanzi al TAS di Losanna, cui spetterà ora l’arduo compito di scrivere la parola fine su questa epica battaglia legale.
(Foto: fsfoot.sn)





