Arrivato in punta di piedi nel calcio italiano, Luis Henrique si sta ritagliando il suo spazio all’interno dell’universo nerazzurro. L’esterno brasiliano, sbarcato all’Inter dopo la parentesi al Marsiglia, ha tracciato un bilancio del suo primo anno a Milano in una lunga e interessante intervista concessa al noto magazine sudamericano Placar. Un dialogo a tutto tondo che ha toccato i temi dell’adattamento tattico, le difficoltà del passato in terra francese e i grandi sogni legati alla maglia della Nazionale verdeoro.
La metamorfosi tattica e il paragone con la Francia
Il passaggio a un campionato estremamente tattico come la Serie A ha richiesto uno sforzo notevole, specialmente per un giocatore dalle spiccate attitudini offensive. Il laterale non ha nascosto le criticità iniziali, sottolineando però la grande abnegazione messa in campo per assimilare le nuove richieste dell’allenatore: “Iniziamente è stato difficile, ma adesso sto migliorando e mi sento più a mio agio. Mi preoccupava la fase difensiva, dal momento che facevo l’attaccante e non dovevo aiutare troppo dietro. Ora ci lavoro tutti i giorni”.
Un processo di crescita facilitato da uno spogliatoio maturo e pronto a guidare i nuovi arrivati, come confermato dalle stesse parole del calciatore a proposito del suo inserimento nel gruppo: “É una fase di adattamento, e credo di essermi trovato bene con gli altri giocatori, che mi hanno accolto in modo positivo”.
A fargli da “cicerone” nei primi mesi milanesi, un compagno in particolare che condivide le sue stesse origini: “Carlos Augusto, che è brasiliano come me”.
Facendo un passo indietro, l’ex talento del Botafogo ha analizzato le differenze sostanziali tra l’attuale vita in Lombardia e il periodo vissuto in Francia, rivelando anche un doloroso retroscena sul suo addio al Sudamerica: “L’Italia mi è piaciuta di più, è stato più facile adattarmi sia per il cibo sia per il calore della gente. Avrei voluto rimanere al Botafogo, ero molto triste i primi giorni. Ma se penso a quel periodo ne sono grato: se fossi rimasto in Brasile ora non sarei all’Inter”.
L’orizzonte Mondiale e la Nazionale di Ancelotti
Le ottime prestazioni offerte con la maglia dell’Inter non possono che alimentare l’ambizione più grande per ogni calciatore brasiliano: la Seleção. In un suggestivo incrocio di destini, l’Italia calcistica si lega ancora al percorso di Luis Henrique, visto che sulla panchina del Brasile siede oggi Carlo Ancelotti. Il nerazzurro fissa i propri obiettivi con estrema lucidità: “Rappresentare il Brasile è una grande responsabilità. Sono in un club che mi dà visibilità, e quindi dipende dalle mie prestazioni”.
Lo sguardo è proiettato al futuro. Se il pass per i Mondiali 2026 sembra oggettivamente un traguardo in salita per chi deve ancora scalare le gerarchie tecniche, la pianificazione guarda a un orizzonte più ampio: “Essere convocato non sarà semplice, ma penso al prossimo quadriennio e voglio essere pronto”.





