De Siervo traccia la rotta: “Serie A Media Company. Stadi e caso Milan-Como: vi spiego”

Serie A

Il calcio italiano guarda al futuro, destreggiandosi tra innovazione tecnologica, urgenti restyling infrastrutturali e complessi equilibri politici internazionali. A fare il punto sullo stato dell’arte e sulle ambizioni del nostro campionato è intervenuto Luigi De Siervo. L’amministratore delegato della Lega Serie A ha concesso una lunga intervista a Rivista Undici, tracciando un bilancio del lavoro svolto finora e fissando i paletti per le sfide dei prossimi anni.

L’evoluzione in Media Company e l’eccellenza di Lissone

Il primo grande tema affrontato dal dirigente riguarda la profonda trasformazione aziendale vissuta dalla Lega negli ultimi anni. Un vero e proprio cambio di paradigma che ha trasformato l’istituzione da semplice ente organizzatore a un colosso dell’intrattenimento sportivo:

“Quando siamo arrivati io e il mio staff, nel 2019, la Lega Calcio Serie A era un’istituzione composta da pochi professionisti con competenze prevalentemente sportive, tutto il resto era delegato a partner esterni. Il cambiamento che abbiamo portato è stata l’internalizzazione di professionalità strategiche, in modo che la Serie A diventasse progressivamente una vera e propria Media Company”.

Questa riorganizzazione ha permesso di ottimizzare le risorse, reinvestendo i fondi nella creazione dell’avveniristico centro di produzione brianzolo, vero fiore all’occhiello del calcio italiano:

“Con quei soldi che sono stati risparmiati è stato possibile investire nell’International Broadcasting Center di Lissone, che ci consente oggi di curare in ogni singolo dettaglio il prodotto Serie A e che genera evidenti benefici per tutti. Oggi curiamo il processo produttivo e distributivo in tutte le fasi: dal posizionamento delle camere alla colorimetria del manto erboso, dall’utilizzo delle telecamere tradizionali a quello delle ottiche cinematografiche, dal VAR alla Goal Line Technology, dalla Ref Cam al Fuorigioco semi automatico. Tutto questo per poter alzare il livello tecnico ed editoriale delle gare di Serie A posizionandole al livello della Premier League e della Liga”.

La sfida degli stadi e l’orizzonte di Euro 2032

Se dal punto di vista tecnologico la Serie A viaggia a ritmi elevati, il vero tallone d’Achille del sistema Italia resta l’infrastruttura fisica. L’assegnazione degli Europei del 2032 (in coabitazione con la Turchia) impone un’accelerazione drastica per l’ammodernamento degli stadi. De Siervo fa il punto sui progetti in cantiere e sull’importanza di diversificare i ricavi dei club:

“Abbiamo davanti una data non procrastinabile: nel 2032 ospiteremo i Campionati Europei in Italia. Ci sono impianti fenomenali come il prossimo di Milano, con un investimento superiore a un miliardo di euro, e altri bellissimi progetti come quelli di Lazio e Roma. Anche a Marassi proseguono le discussioni tra i due club, mentre a Firenze siamo in un momento di profonda trasformazione. Oggi stiamo affrontando la fase peggiore: i nostri club sono ancora legati ai ricavi televisivi, ma nel frattempo stanno crescendo molto gli introiti commerciali e avere stadi moderni e all’avanguardia darebbe una forte spinta in tal senso. Fortunatamente nel calcio stanno entrando manager che arrivano da industrie più evolute, introducendo nel sistema nuove competenze, visioni diverse e progetti ambiziosi”.

Il caso Milan-Como in Australia e il ruolo di FIFA e UEFA

L’ultimo passaggio cruciale dell’intervista tocca il tema dell’esportazione del “prodotto calcio”. Nelle scorse settimane ha fatto molto discutere l’ipotesi di disputare la sfida di campionato tra Milan e Como in Australia. Un progetto poi tramontato, che ha offerto all’AD lo spunto per una pungente riflessione sul ruolo delle massime istituzioni calcistiche internazionali:

“Giocare all’estero è lo strumento più efficace che hanno le leghe sportive per promuovere il campionato e le proprie audience fuori dai confini nazionali. Noi lo facciamo dal 1993 e continueremo a farlo con la Supercoppa, perché FIFA e UEFA hanno accettato che sia questa la finale da giocare all’estero”.

Il divieto per il match di Serie A, però, ha sollevato interrogativi importanti sulle dinamiche di potere nel calcio globale:

“Tornando a Milan-Como, il no è arrivato dalla Confederazione asiatica, l’AFC, ma dobbiamo riflettere sul fatto che il sistema è governato da FIFA e UEFA, due enti che hanno una doppia natura: sono enti regolatori, ma al contempo organizzano partite. Sia FIFA che UEFA negli ultimi vent’anni hanno raddoppiato il numero di gare organizzate, e quindi si sono poste come dirette concorrenti delle leghe nazionali, che sono tutte in crisi dal punto di vista dei ricavi”.

(Foto: legaseriea.it)