In un momento delicato per la stagione della Juventus, Pierre Kalulu ha rotto il silenzio in una lunga intervista concessa a L’Equipe. Il difensore francese ha analizzato il periodo complesso dei bianconeri, reduci dalla sconfitta nel Derby d’Italia e dal passo falso in Champions League contro il Galatasaray, soffermandosi in particolare sulla discussa espulsione rimediata contro l’Inter per il contatto con Bastoni.
Kalulu, che punta con decisione alla convocazione di Deschamps per il Mondiale 2026, ha mostrato grande maturità nella gestione delle critiche mediatiche, sottolineando come la squadra debba guardare avanti senza farsi condizionare dagli episodi arbitrali o dalle reazioni dei tifosi sul web.
Le dichiarazioni integrali di Pierre Kalulu
Sulla stagione e gli obiettivi:
“È una stagione ricca, come è normale nei grandi club, ci sono grandi speranze e ci viene chiesto di essere sempre all’altezza. Ma è una cosa che sogniamo fin da quando siamo ragazzini. Poi in questo mestiere ci sono obiettivi e si vedrà a fine stagione”.
Sul rapporto con i social network e le critiche:
“Sono stato anch’io tifoso e so come funzionano le critiche. Sul momento c’è la frustrazione, la sfoghi sui social e poi te ne vai a dormire. Anche se ti criticano come persona, non va preso come qualcosa di personale. Mi dico sempre che se non voglio leggere certe cose, non devo andare sui social, neppure quando le cose vanno bene. Non ho bisogno che un qualsiasi utente mi dica se ho giocato bene o no”.
Sull’espulsione nel Derby d’Italia contro l’Inter:
Ho spento il telefono per non alimentarla. In tanti hanno parlato ma alla fine la squalifica è rimasta. Meglio lasciarmi tutto alle spalle. Ma non credo che questo abbia influito sulla partita con il Galatasaray. Sembrerebbe che cerchiamo scuse, invece abbiamo sbagliato la partita”.
Sulla crescita personale e la mentalità:
“Voglio continuare così, solo il campo ti dà legittimità anche agli occhi dei compagni. Gli avversari vanno studiati per spingerli a fare quello che non sono abituati a fare. Bisogna saper anticiparli di due o tre mosse, un po’ come negli scacchi. L’obiettivo è di essere il migliore e non solo difendere bene”.
Sul sogno Mondiale:
“La nazionale è il top per un giocatore, un sogno d’infanzia e un privilegio. Mi sento pronto per il Mondiale”.





