Roberto Zammarini, centrocampista classe 1996 in forza al Giugliano, ha rilasciato un’intervista esclusiva ai nostri microfoni in cui ha spiegato la scelta di trasferirsi a Giugliano, il suo percorso con la maglia del Pordenone e le sue intenzioni future in maglia gialloblù. Di seguito l’intervista completa che potete trovare anche in video sul nostro canale YouTube:
Come mai hai accettato una piazza “giovane” per la Serie C come Giugliano dopo aver vestito maglie importanti come quelle di Catania, Pordenone Spal?
“Sicuramente tanti giocatori che conoscono sono passati a Giugliano. In estate, quando è arrivata l’occasione, ne ho parlato con i ragazzi e tutti mi hanno parlato bene di questa società e di come si sta. Sicuramente quando mi si è presentata l’occasione l’ho presa in considerazione. Sono molto contento della scelta che ho fatto. Non c’entra molto piazza rinomata o meno, anche fare calcio, fatto bene, in piazze più piccole come questa può essere più importante di stare in una piazza più blasonata”.
Cosa ti ha colpito di società e tifosi?
“Mi ha colpito che, nonostante stiamo andando male, ci sono stati vicini in qualsiasi momento e non ci hanno fatto mancare niente. I tifosi ci hanno sempre sostenuto in casa e fuori casa: sono stati sempre eccezionali”.
Il Giugliano può replicare il percorso fatto dal Pordenone?
“Sicuramente a Pordenone è stato un percorso in cui negli anni si costruivano squadre per vincere. Bisogna sempre costruire qualcosa negli anni. A Pordenone c’era un centro sportivo in cui mangiavamo tutti insieme e, alla lunga, questo ti può portare punti. Però io a Giugliano vedo gente che ha voglia, vedo una società seria e sicuramente anche qua c’è la possibilità, nel corso degli anni, di arrivare a lottare per qualcosa di importate”.
Ti trovi meglio da regista, trequartista o mezzala?
“Sicuramente negli anni il ruolo che ho ricoperto con maggiore frequenza è la mezzala, però mi sono sempre adattato bene a fare il trequartista o nei due a centrocampo come è successo quest’ anno. Nella mia carriera ho fatto anche il terzino, il quinto, quindi diciamo che l’importante è giocare. Sono a disposizione del mister e della squadra”.
Cos’hai provato dopo il tuo primo gol al De Cristofaro contro il Cosenza?
“È stata un’emozione bellissima. Tanto per il gol, ma soprattutto per il momento della squadra in cui era molto importante vincere”
Cosa vi sta dando in più mister Di Napoli?
“Il mister ci ha trasmesso serenità. Ci ha continuato a dire che siamo una buona squadra e di fare uscire tutte le nostre qualità che sono tante. Diciamo che ci ha trasmesso tranquillità e cose semplici”.
Con chi hai legato di più nello spogliatoio?
“Siamo un gruppo bellissimo e ho legato con tutti. Poi, certo, magari con i vecchi De Rosa, Caldore e Laezza un pochino di più avendo un po’ più di esperienza”.
Cosa consiglieresti a un tuo compagno più giovane alle prime armi?
“Gli direi di non mollare, anche se non gioca, di rimanere sul pezzo perché prima o poi l’occasione arriva e di farsi trovare pronto. Nei momenti facili è sempre facile, ma è nei momenti difficili che si cresce”.
Perché il numero 4 dietro la maglia?
“Il mio numero è il 33, però era già impegnato da La Vardera. Al 4 mi lega l’età di mio figlio, la nascita di mio papà, però sinceramente non ci avevo neanche pensato. Riflettendoci dopo, però, ho notato che comunque ha un significato particolare”.





