Il vero problema del calcio? Un modello economico che non funziona più

Il calcio a pagamento in televisione si avvicina a un punto di rottura. Non per colpa della pirateria, come spesso si sostiene, ma per un modello economico che mostra crepe sempre più evidenti. È questa la tesi che emerge da un’analisi pubblicata dal Foglio, che mette in discussione la sostenibilità dell’intero sistema.

Negli ultimi decenni, il calcio europeo ha costruito la propria crescita su un pilastro fondamentale: i diritti televisivi. Una macchina capace di generare circa 40 miliardi di euro ogni tre anni tra campionati e competizioni internazionali. Una cifra enorme, che però oggi non basta più a nascondere un problema strutturale: i costi continuano a crescere, mentre i ricavi iniziano a stagnare.

Per anni, l’aumento costante del valore dei diritti tv ha compensato i bilanci fragili dei club. In particolare, il modello inglese ha fatto scuola, con introiti vicini agli 8 miliardi annui e un peso dominante sull’intero mercato europeo. Anche altri campionati, come la Serie A, hanno beneficiato di questo sistema, pur restando economicamente più vulnerabili.

Ora però qualcosa è cambiato. Secondo quanto emerso in un recente summit del Financial Times, la crescita dei diritti televisivi si è fermata. Dopo trent’anni di espansione continua, la curva si è appiattita. E questo rappresenta un problema enorme, perché oggi oltre il 40% dei ricavi dei club dipende proprio da quella voce.

Il nodo centrale è che il sistema non riesce più a trasferire i costi sugli utenti. Gli abbonamenti sono diventati sempre più onerosi: in alcuni paesi, seguire la propria squadra può arrivare a costare oltre 100 euro al mese. Una soglia che molti tifosi non sono più disposti a sostenere, soprattutto in un contesto economico globale meno favorevole.

Il risultato è una sorta di “bolla”, destinata prima o poi a ridimensionarsi. E quando ciò accadrà, l’impatto sui club potrebbe essere pesantissimo. Già oggi, applicando criteri aziendali più rigidi, il sistema calcistico europeo mostrerebbe perdite complessive per miliardi di euro.

In altre parole, il problema non è esterno, ma interno: il calcio spende più di quanto guadagna. E senza la spinta continua dei diritti tv, questa fragilità rischia di emergere in tutta la sua gravità.

Il futuro? Probabilmente passerà da un ripensamento del modello: nuove forme di distribuzione, maggiore equilibrio nei costi e, forse, un rapporto diverso con i tifosi-consumatori. Perché così com’è, il sistema difficilmente potrà reggere ancora a lungo.