Il professionista del fallimento: Gravina firma il secondo disastro consecutivo

Le dichiarazioni di Gravina sul caso Allegri-Oriali

“Chi vince è dilettante e chi perde è professionista.” Basterebbe questa frase di Gravina per chiudere il sipario e spegnere la luce. Non è una gaffe, è il manifesto funebre del nostro calcio.

Tre Mondiali saltati di fila non sono una coincidenza, sono una sentenza. Rappresentano alla perfezione il momento drammatico del “pallone italico”: un sistema allo sbando dove la qualità è sparita perché si è smesso di coltivarla. Nelle nostre scuole calcio ormai non si formano più i cervelli, ma solo i fisici. Si insegna ai ragazzini a “non sbagliare” per vincere il torneino provinciale, invece di lasciarli crescere e creare. Risultato? Abbiamo desertificato i settori giovanili e oggi raccogliamo le macerie.

Ma la cosa più grave è la normalizzazione della sconfitta. In Italia siamo diventati campioni del mondo… del fallimento. E i “professionisti” della sconfitta abbondano: sono sempre gli stessi, sempre al loro posto, pronti a spiegarti che perdere fa parte di un “percorso”. Un percorso che però paghiamo profumatamente, con stipendi da capogiro per guidare la Nazionale verso il nulla.

Mentre il resto d’Europa programma e investe sul talento, noi teorizziamo la disfatta. Caro Gravina, chi perde sempre senza mai pagare il conto non è un professionista. È semplicemente il problema principale.

Finché il sistema sarà in mano a dinosauri che si nascondono dietro la filosofia per non ammettere il disastro, il nostro posto sarà sempre lo stesso: sul divano a guardare gli altri giocare il Mondiale. Per la terza volta consecutiva.