Il mondo del calcio è chiamato a dare risposte forti e tempestive dopo i recenti e deplorevoli episodi di razzismo registrati sui campi di tutta Europa. A prendere una posizione netta è il presidente della FIFA, Gianni Infantino, che in una lunga intervista concessa a Sky News ha delineato la nuova strategia dell’organo di governo per sradicare questo fenomeno.
Il monito: “Mano davanti alla bocca? Presunzione di colpevolezza”
Infantino ha puntato il dito contro un atteggiamento sempre più diffuso tra i calciatori: l’abitudine di coprirsi il volto per non farsi leggere il labiale dalle telecamere durante i battibecchi. Una pratica che, in contesti di sospetto razzismo, non sarà più tollerata:
“Se un giocatore si copre la bocca e dice qualcosa, e questo ha una conseguenza razzista, allora deve essere espulso, ovviamente. Si deve presumere che abbia detto qualcosa che non avrebbe dovuto dire, altrimenti non avrebbe dovuto coprirsi la bocca”.
Il potere delle scuse: verso un cambio culturale
Accanto al pugno duro (“Dobbiamo agire ed essere decisi, questo deve avere un effetto deterrente”), il numero uno della FIFA ha però aperto a un approccio inedito, mirato a favorire un reale cambiamento culturale attraverso l’ammissione delle proprie colpe:
“Forse dovremmo anche pensare non solo a punire, ma a cambiare la nostra cultura, permettendo ai giocatori di scusarsi. In un momento di rabbia puoi fare cose che non vuoi fare: se ti scusi, allora la sanzione deve essere diversa, per fare un reale passo avanti”.
“Non è solo un problema della società”
In chiusura, Infantino ha voluto scrollare il mondo del pallone dal solito alibi che vede lo sport come un semplice specchio dei mali della collettività: “Dobbiamo fermare il razzismo. Non possiamo accontentarci di dire che è un problema della società e che quindi non possiamo fare nulla al riguardo, se non quello che stiamo già facendo. Dobbiamo agire”.
(Foto: fifa.com)





