All’indomani della finalissima dei Mondiali che ha visto sfidarsi Spagna e Argentina, l’attenzione del calcio italiano si sposta prepotentemente sulla panchina azzurra. Il neopresidente della FIGC, Giovanni Malagò, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport 24 per delineare i dettagli e le strategie federali in merito alla scelta del nuovo Commissario Tecnico dell’Italia. Il numero uno del calcio nostrano ha subito voluto allargare la rosa dei candidati, smentendo l’ipotesi di una corsa ristretta a due soli profili.
I criteri di selezione: l’interesse del profilo e la sostenibilità economica
Nello specifico, la Federazione intende stringere i tempi per colmare il vuoto in panchina, ma muovendosi con estrema cautela e rispetto dei parametri finanziari. La scelta definitiva, in ogni caso, verrà formalizzata in tempi estremamente rapidi.
Queste le parole di Malagò in merito ai passaggi burocratici ed economici:
“Non ci sono solamente Pirlo e Mancini come candidati per il ruolo di CT e la scelta sarà fatta a brevissimo. La prima domanda da farsi è se il profilo sia interessato. La seconda è che richieste o pretese possa avere. E poi se questa cosa è conciliabile coi nostri bilanci. A questo punto i bilanci vanno valutati. Prima devi impegnarti e poi trovare le soluzioni”.
Il modello Scaloni-De La Fuente: la vittoria di organizzazione e metodologia
Successivamente, il presidente della Federcalcio ha voluto fare un parallelismo concreto prendendo come esempio virtuoso i due grandi protagonisti della finale mondiale vissuta ad Atlanta, spiegando come il blasone del nome passi in secondo piano rispetto alla struttura del progetto tecnico.
Il numero uno della FIGC ha espresso con chiarezza la sua visione basata sui fatti:
“Vi faccio un esempio: ieri alla finale Mondiale c’erano due allenatori come Scaloni e De La Fuente. Scaloni ha avuto una carriera modesta, e molti dicono sia finito lì dopo che allenatori che hanno fatto la storia hanno rifiutato. Eppure in nazionale ha fatto qualcosa di incredibile. De la Fuente: ha ereditato la Spagna da dei mostri sacri, come Luis Enrique, viene dal settore giovanile spagnolo, ha allenato questi giocatori fin dalle formazioni Under. Questo cosa vuol dire? Che a prescindere dalla persona, bisogna sistemare prima l’organizzazione e la metodologia”.
L’appello di Malagò: cambiare mentalità insieme a Maldini e Leonardo
In conclusione, la priorità assoluta per il nuovo corso azzurro dovrà essere la valorizzazione totale del patrimonio calcistico italiano. Il neo eletto presidente ha sottolineato la necessità impellente di far giocare meglio i talenti di casa nostra, migliorandone il coinvolgimento sia sotto l’aspetto tattico che sotto quello prettamente atletico.
Questo ambizioso percorso di crescita, peraltro, rappresenta un punto cardine condiviso pienamente con i nuovi vertici dell’area tecnica della Federazione.
Malagò ha concluso il suo intervento con un severo monito per l’intero movimento:
“Dobbiamo fare in modo che gli italiani giochino meglio, che siano più valorizzati, coinvolti, tatticamente e fisicamente. Ripeto: credo sia molto più importante questo aspetto, quello che, tra l’altro, sto condividendo con Maldini e Leonardo. Se non cambia cultura e mentalità, come cambieranno le cose?”.





