Si ‘ride’ di Fabregas, intanto il Como vola

Fabregas allenatore del Como

In Italia il problema non è mai ciò che accade in campo, ma il modo in cui lo si racconta. I numeri sono importanti fino a quando non disturbano una narrazione già scritta.

Prendiamo Fabregas ed il suo Como: sesto posto in classifica, miglior difesa del campionato assieme alla Roma e quarto attacco. Dati solidi, sui quali, penso, nessuno possa disquisire. Eppure il racconto dominante preferisce altro. Si preferisce dare l’etichetta del ‘filosofo’, del talebano del possesso. Uno ‘sfottò’ comodo, che evita un analisi più approfondita.

Ma la realtà dei fatti è meno rumorosa e molto più interessante di quello che il messaggio generalista vuole fare passare. Questa squadra difende bene perché sa dove e quando difendere. Subisce pochissimo nonostante schieri un centrale, Ramon, alla prima esperienza fra i professionisti, insieme ad reparto costruito senza nomi da copertina. Attacca tanto nonostante abbia dovuto rinunciare per mesi a Diao, uno dei suoi migliori talenti dopo Nico Paz.

Il punto è che in questo Paese continuiamo a confondere l’idea con l’ossessione. Se un allenatore cura il possesso palla e la gestione della stessa viene accusato di estetismo; se lavora ‘troppo’ sulla fase difensiva viene definito l’anti-calcio. È un riflesso antico: abbiamo bisogno di eroi o impostori, e difficilmente definiamo gli uni o gli altri tecnici competenti.

Cesc non è un rivoluzionario estremista che bada solo a fare possesso. È un allenatore che costruisce una squadra coerente, che investe su giovani pronti a sbagliare e crescere, che spende, e tanto, ma su profili futuribili, non su certezze logore. In altre parole: fa calcio moderno senza troppi proclami. Forse il fastidio che si legge sui social e si ascolta, soprattutto dagli streamer che fanno show, nasce proprio da qui. Dal fatto che il suo lavoro smonti una contrapposizione che in Italia ci rassicura: o giochi bene o difendi, o sei giovane o competitivo, o sei pragmatico o “giochista”. Cesc dimostra che tutto ciò, invece, è una falsa alternativa.

E allora si ride, si semplifica, si sminuisce. Basta farsi un giro sui social, dove è sempre più facile fare show che analizzare. In mezzo a questo rumore, però, resta il campo: una squadra solida, organizzata, giovane, capace di difendere e di attaccare, costruita con idee chiare e lavoro quotidiano. Cesc non è un estremista del ‘bel giuoco’: è semplicemente un allenatore bravo, raccontato male.

(Foto: comofootball.com)