Il pareggio rimediato ieri, domenica 12 aprile, in casa del Parma ha spento qualsiasi remota possibilità di rientrare nella lotta Scudetto per il Napoli di Antonio Conte che non è riuscito a sfondare la retroguarda ducale, dando vita a una gara piatta, opaca e povera di occasioni da gol. Un Napoli apparso lento nella manovra, lento nello sviluppo del gioco e povero di idee e soluzioni per scardinare l’attenta e granitica difesa degli emiliani. Un pareggio che ha fatto riemergere, in maniera preponderante, la mole di polvere nascosta sotto al tappeto dalle cinque vittorie consecutive ottenute contro Hellas Verona, Torino, Lecce, Cagliari e Milan. Agli occhi dei più attenti, però, non saranno sfuggiti i limiti in costruzione di una squadra che, nonostante la qualità tecnica di pregevole fattura dei calciatori a disposizione, non riesce a esprimere un gioco che consenta agli effettivi in campo di creare palle gol a raffica e di mettere alle corde le difese avversarie. Sia chiaro, non stiamo criticando l’operato di un allenatore straordinario come Antonio Conte, ma è giusto e lecito chiedersi: questo Napoli ha le carte in regola per poter riuscire a esprimere un fraseggio e dei movimenti senza palla che possano impensierire le difese avversarie? La risposta pare più che scontata, visto il materiale tecnico a disposizione dell’allenatore salentino.
I Fab Four
Seppur in vesti diverse, la mossa dei Fab Four (Stanislav Lobotka, Frank Anguissa, Scott McTominay e Kevin De Bruyne) aveva destato più di qualche perplessità a inizio stagione, quando Conte decise di metterli insieme in un abbottonato e piatto 4-4-1-1 che non ha prodotto particolari consensi. La musica non cambia con l’attuale 3-4-2-1: i quattro centrocampisti insieme tendono ad appiattire la squadra, ingolfando le già intasate vie centrali e dando pochissimi spunti e poco attacco sugli esterni, zone di campo fondamentali per creare la superiorità numerica nell’uno contro uno. Se lo sviluppo del gioco fosse armonioso, qualitativo e producesse quantità di palle gol industriali tali da giustificare l’impiego dei quattro centrocampisti nessuno avrebbe dubbi su questa soluzione, ma tale circostanza non si è mai verificata in nessuna delle partite giocate.
Le stesse gare sottolineano come si fatichi a servire palle gol pulite per la punta, ovvero Højlund, costretto a un duello infinito con il difensore avversario senza avere quasi mai la possibilità di andare a segno. La sterilità offensiva del Napoli, negli ultimi tempi, viene spezzata dagli spunti offensivi di Alisson Santos, partito dalla panchina nelle ultime tre gare, che riesce a dare imprevedibilità, qualità, velocità e dribbling, creando la superiorità numerica necessaria per poter consentire ai compagni di avere più spazio per calciare verso la porta e avere giocate più comode. A dirlo sono anche le statistiche: dei 20 tiri totali effettuati, 5 sono arrivati dall’ex Sporting Lisbona che ha centrato lo specchio in ben 2 circostanze sulle 6 totali di tutta la squadra. Rinunciare a uno dei 4 Fab Four potrebbe essere una soluzione per donare più imprevedibilità e ampiezza alla squadra, oltre ad avere la possibilità di inserire uno dei fantastici 4 a gara in corso per avere maggiore fisicità e qualità di palleggio in un momento delicato della partita.
I tre mancini in difesa non convincono
Gli infortuni di Giovanni Di Lorenzo e Amir Rrahmani hanno costretto Conte a rivedere l’assetto difensivo, posizionando Buongiorno al centro della difesa con Olivera sul centro sinistra e un adattato Juan Jesus sul centro destra. Una soluzione che potrebbe riscuotere consensi in una situazione di assoluta emergenza, ma non con un giocatore della qualità e affidabilità di Sam Beukema costantemente accantonato in una stagione in cui tutti i suoi colleghi di reparto, chi più e chi meno, hanno avuto i loro momenti di difficoltà e smarrimento. L’olandese, innanzitutto, è di piede destro e garantisce un’uscita e uno sfogo migliore sull’out di destra, senza perdere quel prezioso tempo di gioco che un mancino, comprensibilmente, tende a perdere col pallone tra i piedi, senza sottolineare come sia stato uno dei migliori difensori nell’uscita dal basso nel Bologna di Thiago Motta e in quello di Vincenzo Italiano.
Difficile capire cosa induca un tecnico come Antonio Conte a preferire un adattato Juan Jesus (sostituito all’intervallo, ammettendo di fatto la scelta sbagliata in sede di formazione) a un più giovane e qualitativo Sam Beukema sul centro destra di una difesa a tre. Domande, dubbi che non vogliono mettere assolutamente in dubbio l’ottimo operato di Antonio Conte che sta trascinando la squadra verso un prestigioso e a tratti insperato 2º posto, oltre ad aver riportato la Supercoppa Italiana a Napoli dopo un digiuno durato 11 anni, e aver sfiorato la semifinale di Coppa Italia dopo aver dominato il Como. È giusto sottolineare gli enormi meriti che il tecnico salentino ha anche in questa stagione. D’altro canto, però, non possiamo neanche ignorare come alcune scelte, a livello di uomini e tattiche, ci lascino abbastanza perplessi per quello che è il rendimento in una singola partita: basta pensare che gli azzurri non vincono una gara con almeno due gol di scarto dallo scorso 4 gennaio, ovvero poco più di 3 mesi. I risultati sono dalla parte del tecnico, ma la domanda da porsi è la seguente: questo Napoli ha le carte in regola per poter segnare più gol e creare più palle gol degne di nota contro avversari sulla carta nettamente inferiori? La risposta è sì.





