Ha vinto il Napoli di Antonio Conte.
Uno scudetto e una Supercoppa in un anno e mezzo non rappresentano solo trofei, ma la prova tangibile che la narrazione di questo club è cambiata. La storia del Napoli sta cambiando. La geografia del calcio italiano sta cambiando.
Serviva un vincente.
Ed è tutta qui la differenza tra un allenatore “solo” di campo e uno capace di trascinare un ambiente. Giocare bene non basta, e lo abbiamo imparato nel 2018.
Servono convinzione, determinazione, fame. Serve qualcuno che creda in te quando tu stesso fai fatica a farlo. Serve qualcuno che ti porti al massimo delle tue potenzialità.
E chi meglio di Antonio Conte?
Conte è così: polarizzante, rigido, a volte discutibile, ma sicuramente efficace. Uno che nelle crisi trova il modo di compattare, di trasformare la pressione in energia.
Ma nessun successo esiste senza contesto, e il contesto Napoli oggi ha nomi e cognomi precisi.
Romelu Lukaku, che dal rientro ha portato giocosità, leggerezza, fiducia. Basta leggere le parole di Neres: “Nessuno come lui ha creduto in me, perciò sono andato ad esultare da lui”.
Gabriele Oriali, solido e onnipresente, al centro del gruppo durante i festeggiamenti: simbolo di una centralità silenziosa, ma fondamentale.
E poi lui, l’artefice di tutto: Aurelio De Laurentiis.
In un calcio dominato da fondi, sceicchi e proprietà americane, ADL è lì, con la giacca del club, accanto al nipote e al genero, a coccolarsi un pezzo di famiglia. Perché il Napoli, prima di essere un’azienda, è questo: una passione familiare che si evolve, che stringe partnership importanti, che consolida primati dentro e fuori dal campo, ma che non smette mai di essere se stessa.
E se Antonio Conte è quello che è, allora il Napoli oggi rappresenta il miglior contesto possibile per un vincente come lui.





