Il Derby d’Italia di ieri sera doveva essere la festa del calcio italiano; si è trasformato, invece, nell\\\’ennesima esibizione di una classe arbitrale che sta attraversando uno dei momenti più bui degli ultimi anni. L’episodio che ha visto protagonista Pierre Kalulu, espulso per un secondo giallo figlio più di una suggestione che di un’infrazione reale, è solo la punta di un iceberg fatto di incertezze, mancanza di uniformità e una preoccupante mediocrità tecnica.
Il contatto con Bastoni, a rivederlo con la freddezza delle immagini, restituisce una dinamica che poco ha a che fare con lo sport agonistico: un giocatore che sfiora l\\\’avversario e l\\\’altro che accentua la caduta con una teatralità tale da trarre in inganno il direttore di gara. Se da un lato è innegabile la scarsa vena di arbitri spesso non all\\\’altezza di sfide così tese, dall\\\’altro va sottolineato l\\\’atteggiamento dei calciatori. La simulazione esasperata non solo non aiuta il gioco, ma affossa definitivamente una categoria arbitrale già priva di bussola, rendendo ogni scontro di gioco un terno al lotto.
Questa confusione sta condizionando pesantemente l’intero campionato. A turno, ogni piazza — da Napoli a Roma, passando per Torino — si ritrova a recriminare per un utilizzo del VAR che appare spesso schizofrenico: onnipresente su dettagli millimetrici, ma colpevolmente muto su episodi che cambiano l\\\’inerzia delle partite, come i secondi gialli.
In questo scenario, il VAR appare come un gigante dai piedi d\\\’argilla: onnipresente sui millimetri, ma colpevolmente muto sui secondi gialli che cambiano le partite. Un \\\”buco nero\\\” regolamentare che, per fortuna, ha i mesi contati: dalla prossima stagione la riforma permetterà finalmente alla tecnologia di intervenire anche su queste sviste. È l\\\’ammissione di un limite che oggi sta falsando troppe domeniche.
Tuttavia, la tecnologia da sola non basterà se non sarà accompagnata da una crescita professionale degli arbitri e da una maggiore onestà intellettuale dei calciatori. Senza questi elementi, anche la miglior regola resterà un palliativo in un campionato che meriterebbe ben altra caratura tecnica e morale.




