Da perno inamovibile dei trionfi del Manchester City a nuovo idolo incontrastato della piazza partenopea. Il trasferimento di Kevin De Bruyne al Napoli ha rappresentato uno dei colpi più altisonanti dell’ultima finestra di mercato estiva e, a quasi un anno dal suo sbarco in Italia, il bilancio del fuoriclasse belga è ampiamente positivo. In una lunga e profonda intervista concessa alle colonne della Gazzetta dello Sport, il fantasista ha ripercorso le tappe che lo hanno portato all’ombra del Vesuvio, analizzando la rincorsa in campionato e rivolgendo uno sguardo lucido all’imminente Mondiale e al crollo verticale della Nazionale azzurra.
I retroscena di mercato e l’inseguimento all’Inter
L’approdo in Serie A è stato il frutto di una profonda riflessione personale e familiare. Il campione ha svelato i contatti avuti con i connazionali dal passato “italiano” prima di prendere la decisione definitiva, ribadendo la totale convinzione per il progetto tecnico abbracciato: “Napoli era la scelta migliore per me, volevo continuare a giocare a grandi livelli e qui c’era la possibilità di farlo. Ho parlato un po’ con Lukaku e Mertens prima di scegliere, ma alla fine ho valutato tutte le opzioni. Napoli aveva il progetto migliore per me e per la mia famiglia, io devo cercare di essere felice nel mio lavoro e nella mia vita”.
L’attualità impone però di guardare alla classifica. La lotta per lo Scudetto vede i partenopei costretti a inseguire, ma la clamorosa rimonta delle ultime settimane ha riacceso le speranze. De Bruyne mantiene i piedi per terra, indicando la qualificazione europea come faro primario: “Per lo Scudetto tutto dipende dall’Inter, che ha il destino nelle proprie mani: se le vincerà tutte diventerà campione. Noi possiamo solo dare il massimo per provare a vincere più partite possibile, qualche settimana fa eravamo a -14 e ora siamo a -7. È sempre molto difficile, ma le cose nel calcio cambiano molto in fretta. Dobbiamo però concentrarci sul nostro obiettivo che è entrare nelle prime quattro e tornare in Champions League”.
L’umiltà del fuoriclasse e l’incognita sul futuro
Nonostante un palmarès invidiabile e giocate che continuano a incantare i palcoscenici internazionali, il belga conserva una straordinaria umiltà. Quando gli viene chiesto di descrivere se stesso fuori e dentro il campo, la risposta è disarmante: “Penso di essere un buon calciatore, non una persona speciale. Ho le mie qualità come calciatore e come tutti provo a fare il mio lavoro al meglio, ma non mi sento diverso da nessun altro”.
Sulle prospettive a lungo termine e sulla possibilità di chiudere la carriera proprio con la maglia azzurra, il trequartista preferisce vivere il presente, affidandosi ai segnali del proprio fisico: “Non so se il Napoli sarà la mia ultima squadra, non ci penso adesso. Ho ancora un contratto e qui sto davvero bene. Cerco di godermi il momento ora, credo di poter giocare ancora qualche anno, poi quando il corpo mi dirà di fermarmi lo farò. Ma per ora mi sento bene”.
Il Mondiale alle porte e la “crisi” del sistema italiano
La chiosa finale dell’intervista tocca il delicatissimo tema delle Nazionali, con i Mondiali nordamericani ormai alle porte. De Bruyne esprime tutta la sua sorpresa per il mancato pass dell’Italia, tracciando un’analisi spietata sulle difficoltà del movimento azzurro di fronte alla crescita dell’intero panorama europeo: “Penso che il livello in Europa sia sempre più alto. Non è facile vincere ogni partite e anche le piccole nazionali possono costruire una squadra discreta e fare risultati. Certo che non andare al Mondiale per un Paese come l’Italia è una perdita enorme. Se non fai il Mondiale per tre volte di fila forse sei in crisi, ma non conosco i dettagli”.
L’attenzione si sposta poi sul suo Belgio, una Nazionale in profonda fase di rinnovamento che cercherà comunque di ritagliarsi un ruolo da mina vagante nel torneo iridato: “Avevamo un gruppo molto speciale nel 2018, ora ci sono tanti giocatori nuovi. Vogliamo giocare un buon calcio e andare il più avanti possibile. Speriamo di fare qualcosa di buono”.





