Il 2025 è stato un anno storico per il Bologna, culminato con il ritorno alla vittoria di un trofeo dopo oltre mezzo secolo, e il 2026 si è aperto con la voglia di non smettere di stupire. Al centro del progetto rossoblù c’è Thijs Dallinga, che in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport ha voluto mettere subito in chiaro le cose riguardo al suo futuro, spegnendo sul nascere qualsiasi sirena di mercato. L’attaccante olandese ha giurato fedeltà alla causa emiliana con parole che sanno di promessa solenne: “Non c’è mai stato motivo di pensare a un trasferimento. Sono al Bologna solo da una stagione e mezza, quando si aprirà la finestra di mercato ci saranno molti rumors, ma qui sto bene. C’è una bella squadra con la quale stare e con cui poter realizzare altri bei sogni. Lo abbiamo fatto nel 2025 e voglio continuare a farlo qui”.
Tra gol indimenticabili e le critiche
Riavvolgendo il nastro dei ricordi, Dallinga ha individuato i momenti più alti della sua annata, tra cui spicca l’emozione europea. Se la rete all’Empoli in Coppa Italia e quella al Napoli hanno un posto speciale, è la notte di Champions a rimanere indelebile: “La rete al Dortmund è indimenticabile: ogni bambino sogna di giocare e segnare in Champions League e quella gioia della gente attorno a noi oltre a quella che fu la nostra prima vittoria hanno esaltato l’importanza di quella rete”. Non sono mancati, però, i momenti difficili e qualche critica per un adattamento al calcio italiano non immediato.
Un percorso che Dallinga affronta con filosofia e autocritica: “Sapevo che non è facile segnare gol in Italia ma è esattamente il motivo per cui sono venuto qui, perché in realtà ho messo alla prova me stesso, andare verso i miei limiti è sempre stato un obiettivo. Le critiche? Non leggo giornali o social ma posso immaginare cosa venga scritto, se segni o no: certe cose fanno sorridere ma fa parte di questo mondo. Semmai il primo ad essere deluso sono io se succede che non riesca a segnare per la squadra e i tifosi”. E sul paragone con Zirkzee, esploso dopo un anno di rodaggio, aggiunge: “Beh, sì, anche lui il primo anno ha fatto fatica: nel calcio è come se non avessi tempo perché la gente si aspetta che tu abbia un impatto forte subito, ma resto fiducioso”.
Il maestro Immobile e l’ossessione di Italiano
Uno dei passaggi più affascinanti dell’intervista riguarda la vita nello spogliatoio e la concorrenza in attacco, dove Dallinga condivide il reparto con Castro e con un veterano come Ciro Immobile. L’olandese ha svelato un retroscena che onora la professionalità del bomber italiano: “Solo guardare giocare Immobile è un insegnamento. Noi tre conviviamo dandoci una mano e sa una cosa: alla fine di ogni allenamento, Ciro si ferma e ci dà consigli. È un’attenzione non solo formativa ma carina, non so se capita in ogni squadra”. Parole al miele anche per il tecnico Vincenzo Italiano, descritto come un perfezionista maniacale: “Un vero appassionato di calcio. Vuole il massimo offrendolo a sua volta: lo chiede a tutti, dal campo alla… cucina. Aiuta a spingerci al limite, non si deve rallentare: l’anno scorso abbiamo fatto davvero belle cose anche perché tutti credono nel modo in cui lavoriamo”.
Il segreto dell’infortunio e la sfida all’Inter
Infine, Dallinga ha confessato di aver giocato per mesi in condizioni fisiche precarie durante la scorsa stagione, un sacrificio condiviso con il compagno Odgaard: “Ne parlavo con Odgaard, che si è operato come me per la stessa situazione (ernia, ndr), a Coppa Italia vinta: ci siamo detti che nonostante tutti i problemi avuti anche noi abbiamo dato il nostro contributo, e questo ci ha inorgogliti”. Ora testa alla sfida contro l’Inter, poche settimane dopo il trionfo in Supercoppa, con un obiettivo chiaro: “Abbiamo già dimostrato di poter competere con tutte le grandi squadre in Italia. Contro l’Inter sarà una gara importante soprattutto per un aspetto: vogliamo tornare più in alto in classifica”.
(Foto: bolognafc.it)





