Dal Boca al Napoli prima dei 18 anni: il meccanismo legale che fa discutere l’Argentina

Non è una norma calcistica, né un escamotage nato negli uffici dei club. Eppure sta cambiando in profondità il mercato dei giovani talenti in Argentina e sta creando un cortocircuito tra diritto civile e regolamenti sportivi. Si chiama responsabilidad parental ed è lo strumento giuridico che ha permesso – trattativa non ancora del tutto definita – al Napoli di arrivare a Milton Pereyra, uno dei prospetti più interessanti del settore giovanile del Boca Juniors.

Il meccanismo è tanto legale quanto dirompente. La FIFA vieta i trasferimenti internazionali di calciatori minorenni, salvo alcune eccezioni ben precise. Tra queste c’è il trasferimento familiare: se un minore cambia residenza per motivi non legati al calcio, il divieto decade. È qui che entra in gioco il diritto argentino.

Attraverso la venia de viaje, l’autorizzazione parentale all’espatrio, i genitori possono trasferirsi all’estero con un figlio minorenne senza che questo comporti automaticamente un trasferimento sportivo. Il ragazzo, formalmente, non lascia il Paese come calciatore, ma come residente. Solo in un secondo momento, una volta stabilito all’estero, può tesserarsi con un club europeo. Nessuna violazione regolamentare, nessun indennizzo obbligatorio per il club formatore.

Dal punto di vista giuridico il percorso è lineare. Da quello sportivo, invece, è una frattura netta. Il calciatore è ancora tesserato in un settore giovanile AFA, non ha firmato il primo contratto professionistico e il club che lo ha formato perde ogni tutela economica. È quanto accaduto nel caso Pereyra e prima ancora con Luca Scarlato, passato al Parma, e Francisco Baridó, transitato prima alla Juventus e ora a Napoli. Proprio il Parma, nel caso Scarlato, scelse di riconoscere un indennizzo al club argentino per evitare contenziosi, come riportato da ESPN.

Secondo ESPN e numerose testate argentine, il problema è ormai strutturale. I vivai in Argentina si reggono su un equilibrio fragile: investimenti a lungo termine, valorizzazione del talento e successiva contrattualizzazione. Quando l’uscita avviene prima della firma del primo contratto, quell’equilibrio salta. L’investimento si azzera, senza strumenti concreti per impedirlo.

Le contromisure sono poche e spesso inefficaci: anticipare le firme, irrigidire i regolamenti interni, fare pressione a livello federale. Ma nessuna norma sportiva può prevalere su una decisione familiare legittima. L’ultima risposta dell’AFA è stata drastica: escludere dalle selezioni giovanili i calciatori che lasciano il Paese attraverso questo canale. Una scelta più simbolica che risolutiva.

Il risultato è un mercato che si sposta sempre più a monte. Non si contendono più i professionisti, ma i sedicenni. Non si negoziano più trasferimenti, si gestiscono residenze. Agenti FIFA e club europei presidiano territori e famiglie prima ancora che i campi. Il calcio argentino continua a produrre talento, ma fatica sempre di più a trattenerlo almeno fino al momento in cui potrebbe proteggerlo davvero.