La partita dei grandi ritorni: questo e poco altro da ricordare in Napoli – Torino, in un anonimo Venerdì sera di inizio Marzo. Vedere muovere le treccine di Zambo Anguissa e la chioma bionda di De Bruyne sono state un balsamo per gli occhi e la mente; vederli entrare in campo, come un gol a tempo scaduto.
La fine del tunnel si fa sempre più vicina, dopo mesi di stenti e difficoltà enormi, alcune delle quali rivelatesi insormontabili allo scopo di difendere il tricolore cucito sul petto e di portare avanti, dignitosamente, la campagna-Champions finita miserevolmente. Ma da oggi, Conte ed i suoi ragazzi hanno motivi sufficienti per guardare con ottimismo ad un finale di stagione che, dovrebbe portare (condizionale d’obbligo) ad una qualificazione alla prossima Champions non proprio in scioltezza, ma senza grossi intoppi, sfruttando il calendario, che dopo il Torino, vedrà gli azzurri impegnati contro Cagliari e Lecce, due impegni sulla carta gestibili, vocabolo da utilizzare con le pinzette per questo Napoli, che ha palesato enormi difficoltà esattamente contro squadre di questo lignaggio.
Dello stesso calibro del Torino, ad esempio, contro il quale si è giocata una partita discreta, niente a che vedere con il vuoto siderale apprezzato al Bentegodi, ma che ha regalato, nonostante una partita di tranquillo controllo e gestione comoda del risultato, un finale di sofferenza con il gol di Casadei nel finale ed il timore di una rimonta che, per fortuna, lo scarso margine di tempo a disposizione dei granata non ha permesso di concretizzare.
I soliti errori di distrazione, che rischiavano di vanificare gli sforzi di mettere su uno scenario da partita perfetta o quasi. Gol in apertura di Alisson Santos, contenimento degli attacchi, non molto convincenti del Toro, gol della tranquillità di Elmas nel secondo tempo, accarezzando l’idea di un finale tranquillo in attesa del fischio finale di Fabbri. Ma, tralasciando gli ultimi dieci minuti, il Napoli dei primi ottanta ha fatto quello che doveva fare, in proporzione a quanto poteva fare.
Squadra orfana di Lobotka, ennesima defezione stagione da inserire in questa stagione di sciagure, ma Gilmour riesce a disimpegnarsi più che decorosamente nel delicato ruolo ricoperto dallo slovacco. C’è Buongiorno, che in assenza di Rrahmani sta pian pianino mettendosi alle spalle un periodo terrificante, fatto di incertezze ed errori gravi, ed anche contro la ex-squadra gioca una buona partita, insieme a Juan Jesus ed Olivera, preferito a Beukema, altra panchina per lui, altra bocciatura. In compenso, buona prova difensiva, per tre-quarti di partita, con il trio difensivo che non soffre particolarmente l’attacco granata composto dagli ex, Simeone e Zapata nella certificazione di essere attaccanti non particolarmente rimpianti dalle parti di Fuorigrotta, con una prova senza sostanza, di scarsa incisività e pericolosità dalle parti dell’altro ex-Milinkovic-Savic. Molto meglio Adams, entrato nella ripresa e con lui, i vari centrocampisti offensivi in dotazione a D’Aversa, al suo esordio sulla panchina granata dopo l’esonero di Baroni, Vlasic e Casadei.
E poi c’è Alisson Santos, il nuovo astro che brilla nel cielo azzurro di Napoli. L’hombre do partido della serata, non solo per aver sbloccato la partita dopo sette minuti di gioco, ma anche per quanto fatto vedere più tardi, con la sua velocità – usata non con grande costanza, ma che quando usata fa davvero male – che mette in crisi mezza difesa granata, incapace di prendergli le misure. Il gol, un pezzo di bravura: dribbling e tiro secco sul primo palo, che un incerto Paleari sfiora ma non tanto da evitarne la rete. Il brasiliano sta diventando un fattore, partita dopo partita ed il finale di stagione sarà, presumibilmente, caratterizzato dalle giocate dell’esterno ex-Sporting, in questo momento l’unico capace di dare una sferzata ad un gioco che resta, nonostante tutto, sempre troppo lento e troppo prevedibile.
Nota dolente: l’infortunio proprio di Alisson, a metà ripresa che va a sommarsi a quello di Vergara, uscito nell’intervallo per un dolore al piede. Ai due attaccanti, per quella che è diventata una supplica, va il nostro “speriamo non sia nulla di grave”. Il trequartista azzurro non ha comunque brillato nei primi quarantacinque minuti ed, in generale, mostra segni di una leggera flessione di rendimento rispetto al Gennaio esplosivo che lo ha visto alla ribalta.
Nota di merito invece per Politano, autore di una prova convincente, anche senza l’ausilio del gol, con il bell’assist ad Elmas, una buona punizione disinnescata da Paleari, ed un altro assist per un quasi-gol di Buongiorno. Insieme ad Alisson, l’esterno romano si candida per un posto tra i migliori di giornata, insieme anche ad Elmas, che segna il più classico dei gol dell’ex, con un’elegante voleè su invito, come detto, dello stesso Politano.
Gol fondamentale, quello del macedone, senza il quale gli azzurri sarebbero stati costretti ad un finale di partita forse più in sofferenza di quanto lo sia stato. In generale, un gol che il ragazzo desiderava fortemente, lui che, in dotazione ha sempre avuto quei 5-6 gol stagionali grazie ai suoi inserimenti in area di rigore. Va fatto un plauso a questo giocatore, che in questi mesi ha spinto, forte sulle due doti principali, dinamismo e duttilità tattica, per dare un contributo importante e prezioso per il bene della squadra. Da mezza punta ad ala, da attaccante esterno a mediano, tutti ruoli che riesce a coprire con diligenza e disciplina, magari non sempre accompagnate dalla qualità necessaria, ma sarebbe chiedere troppo. Ciò non toglie che ieri Elijf ha giocato una signora partita facendo le veci di Zambo Anguissa, alla quale, probabilmente dovrà cedere spazio nelle prossime settimane, tornando a ricoprire il ruolo che più gli si addice: il dodicesimo uomo, la prima riserva, l’uomo che torna utile per tante situazioni diverse grazie all’elasticità tattica di cui si fa fregio.
Tornano Zambo, torna de Bruune, potrebbe tornare McTominay, appena se ne avranno notizie, in un improvvisa abbondanza che colpisce Conte come un fulmine in ciel sereno. Ed ora, mister, che si fa?
Si riproporrà la soluzione 4-1-4-1 come ad inizio stagione, o andranno studiate soluzioni alternative per permettere di amalgamare al meglio i rientri dei lungodegenti con i ragazzi giunti a Gennaio? La prima soluzione sembrerebbe inattuabile, visti i deludenti risultati (non) ottenuti sin dai primi mesi stagionali; inoltre con i vari Vergara, Alisson e Giovane in rampa di lancio, non gli si può tarpare le ali così, proprio ora, di punto in bianco, nel loro apice, per dare spazio ai “veterani”, che ad oggi sono una vera incognita. Fa un piacere immenso rivederli in mezzo al campo; tra una settimana affronteremo anche il tema puramente tattico che, ad oggi, è un discorso ancora in fase embrionale, con il belga ancora a corto di fiato, così come Zambo; nessuno dei due ha ancora novanta minuti nelle gambe e, a questo punto, Conte ed il suo staff dovranno gestire minuziosamente il rientro dei calciatori, evitando accuratamente il rischio di recidiva.
E dunque, archiviato questo Napoli – Torino, si può pensare in tutta serenità alla partita contro il Lecce, guardando con attenzione a quanto accadrà in questa giornata di campionato: il derby di Milano potrebbe dare modo di accorciare sul Milan, nella battaglia per il secondo posto, mentre alle spalle degli azzurri qualcuno tra Roma, Juventus, Atalanta e Como potrebbe perdere qualche punticino per strada. Ma, a prescindere da quello che fanno gli altri, il Napoli deve continuare a vincere e a fare punti. Ormai, il destino degli azzurri è in mano a se stesso. Mancano dieci partite e c’è ancora da lavorare. Ma almeno, salvo improvvisi cambi di umore (calcistico) a cui questa squadra purtroppo ci ha abituati, la tempesta sembra essere alle spalle: con la primavera in prossimità, anche il Napoli è pronto a rifiorire. Speriamo.





