Un’intensa e lunga chiacchierata per tracciare un bilancio del presente e chiarire definitivamente le prospettive future. Claudio Ranieri, attuale responsabile tecnico della Roma, si è raccontato a cuore aperto in un’intervista esclusiva sulle pagine de Il Messaggero.
L’ex tecnico testaccino, che nel maggio 2025 ha festeggiato l’incredibile traguardo delle 500 panchine in Serie A per poi passare dietro la scrivania, si gode ora il suo ruolo dirigenziale al fianco della proprietà americana. La guida del campo è oggi saldamente nelle mani di mister Gian Piero Gasperini, che non manca mai di sottolineare l’importanza della saggia e costante presenza di “Sir Claudio” a Trigoria.
La lontananza dei Friedkin: “Un’ossessione solo italiana”
Ranieri ha speso parole di grande stima per la famiglia Friedkin, raccontando la genesi del suo nuovo ruolo estivo e smentendo il mito della “proprietà assente”:
“Cosa mi hanno detto? ‘Claudio, decidi tu. Qualunque cosa deciderai, noi saremo con te’. Sono stati molto corretti, ci sentiamo spesso tramite video call e messaggi”.
Sulla gestione a distanza del club, l’architetto del miracolo Leicester ha fatto un netto parallelo con la sua lunga e vincente esperienza in Premier League: “Sono stato otto anni in Inghilterra. Bates al Chelsea l’ho visto soprattutto dopo che ha lasciato, Abramovich veniva in trasferta ogni tanto e il thailandese al Leicester si presentava di rado. Il presidente è importante perché a fine mese paga. Solo in Italia siamo ossessionati dalla sua presenza fisica”.
Il futuro: “Mai dire mai, ma niente più allenamenti”
Interrogato sulla possibilità di chiudere definitivamente la propria carriera lavorativa all’interno del club capitolino, Ranieri ha lasciato una porta aperta, chiarendo però in modo inequivocabile il distacco dal campo giocato:
“Penso che finirà così, poi mai dire mai. Avevo assicurato che non avrei più allenato dopo Cagliari, e invece è uscita fuori la Roma, a cui non potevo dire di no. Se posso tornare ad allenare? Parlo di un ruolo dirigenziale. Con la panchina ho chiuso, è troppo faticoso”.
Una scelta definitiva, dettata dall’usura emotiva di una carriera leggendaria vissuta sempre al massimo: “Negli ultimi anni mi sono accorto che la sconfitta mi divorava. Il piacere della vittoria dura poco, cominci subito a pensare alla sfida successiva. La sconfitta, invece, ho cominciato a portarmela dentro”.
(Foto: asroma.com)





