Un fiume in piena. A margine di un evento pubblico, il presidente della Lazio Claudio Lotito ha letteralmente rubato la scena rilasciando dichiarazioni al vetriolo. Il patron biancoceleste non ha risparmiato stoccate a nessuno, affrontando con la consueta verve i temi più caldi del momento: dal futuro incerto di Maurizio Sarri alla complessa e ambiziosa rivoluzione societaria, passando per il turbolento rapporto con la tifoseria e le feroci critiche all’atteggiamento della squadra sul rettangolo verde.
Il futuro di Sarri e il piano per rendere la Lazio immortale
Il primo nodo affrontato dal patron ha riguardato la guida tecnica, liquidando la questione legata al futuro dell’allenatore con estrema e perentoria freddezza:
“Sarri? Ha un contratto con la Lazio, io sono il presidente della società, che volete da me? Chiedete a lui. L’allenatore ha un contratto con noi, punto”.
Lo sguardo del numero uno laziale si è poi spostato sulle ambizioni aziendali, rivendicando con forza gli sforzi titanici profusi per innalzare il valore del club attraverso infrastrutture e finanza internazionale: “Sono 22 anni che faccio il presidente, ho vinto sei trofei, ho riportato la squadra in Europa, ci può essere anche una stagione che va meno bene. Io sto lavorando per la Lazio, ho presentato il piano per il nuovo stadio Flaminio, sto finendo l’Academy, cosa devo fare di più? Sto quotando la società al Nasdaq di New York che capitalizzerà un miliardo e mezzo di euro, con lo stadio di proprietà si arriva a 3 miliardi di euro, tutto il resto sono chiacchiere da bar. Lo stadio nuovo, con tutte le attività parallele, porterà perlomeno 80-100 milioni di ricavi all’anno. Con il ‘naming’ del nuovo impianto ricaviamo 15 milioni di euro l’anno e in 15 anni significano 225 milioni di euro e si è ripagato”. Un disegno titanico, riassunto in una vera e propria dichiarazione d’intenti: “Sto lavorando per rendere la società autonoma, immortale e indipendente”.
Lo strappo con la Curva e le bordate a Friedkin
L’atmosfera si è ulteriormente surriscaldata affrontando il delicatissimo tema del disamore di una fetta della tifoseria romana, culminato con i recenti scioperi del tifo. Lotito ha respinto al mittente le accuse, allontanando ogni responsabilità diretta per questo clima di costante tensione: “Fare la pace? Non lo dovete chiedere a me, io non ho mai fatto la guerra a nessuno, l’ha alimentata anche dentro la società. Il tifoso è proiettato sull’oggi, vuole vincere, capisco le frustrazioni ma il tifoso deve tifare, io faccio il presidente e voglio rendere la Lazio immortale, indipendente anche da Claudio Lotito. Devo tutelare la storia della Lazio, non posso farla fallire. Stadio vuoto? Lo dovete chiedere a quelli che non vengono, mica li posso inchiodare. Non vogliono venire? Non vengano… Forse a Roma i tifosi non ci stanno, ma in tutto il mondo ce ne sono tantissimi, anche in Cina…”.
A questo punto, l’analisi dell’annata ha preso i contorni dello sfogo personale, tirando in ballo anche la proprietà rivale della Roma in un clamoroso parallelismo cittadino: “I tifosi hanno ragione: abbiamo perso con le squadre piccole e abbiamo vinto con le grandi. Qualcosa non ha funzionato. Una stagione maledetta con migliaia di infortuni. Io non mi devo scusare di niente, se non dei risultati che non sono venuti. Forse all’inizio dell’anno ho delegato troppo, poi ho ripreso la società in mano e i risultati sono venuti. Io faccio pure l’ammortizzatore sociale, ‘sti stronzi sennò con chi si sfogano? Faccio pure il pungiball, Friedkin invece è un fantasma…”.
La ferocia contro la squadra: errori e mancanza di attributi
La chiosa finale è stata interamente dedicata al rendimento dei giocatori. Il presidente non ha usato mezzi termini per descrivere l’incapacità della squadra di reggere le pressioni, analizzando impietosamente le recenti debacle contro formazioni blasonate: “Giocare senza il tifo non è la stessa cosa, ma anche con i tifosi non è cambiato nulla: con l’Inter abbiamo perso 2 a 0, un autogol e una palla che gli abbiamo dato noi, poi ci siamo mangiati tre gol davanti alla porta. Che cosa ha fatto l’Inter per vincere? Abbiamo fatto tutto noi. Se i giocatori avessero gli attributi che c’ho io sarebbe già finita la partita, non c’è storia per nessuno. Il problema è che quando vanno in campo si cacano sotto…”.
A completare il quadro, una durissima stoccata tattica legata alla recente stracittadina persa contro i cugini giallorossi, evidenziando disattenzioni imperdonabili sui calci piazzati: “Prendi un gol da calcio d’angolo e poi il secondo uguale, ma vuoi mettere qualcuno che marca? In campo mica ci vado io…”.
(Foto: sslazio.it)





