L’avventura alla guida della Nazionale brasiliana ha aperto un capitolo completamente inedito nella straordinaria e vincente carriera di Carlo Ancelotti. Il tecnico emiliano, diventato il punto di riferimento assoluto della Seleção, si è raccontato in una bella e intima intervista concessa al prestigioso quotidiano sportivo francese L’Equipe, analizzando l’impatto emotivo con il nuovo ambiente e le radicali differenze metodologiche rispetto al lavoro quotidiano svolto per decenni nei club.
L’amore universale per la maglia verdeoro e la lontananza quotidiana
Guidare i pentacampeoni del mondo non è un incarico come gli altri: porta con sé un carico di storia, aspettative e un fascino ineguagliabile che travalica i confini sudamericani. L’allenatore italiano ha subito colto questa magia, pur dovendo fare i conti con un radicale cambio di ritmi lavorativi.
Passare dalla quotidianità del centro sportivo ai ritiri saltuari ha richiesto uno sforzo di adattamento notevole, colmato però dall’utilizzo della tecnologia per mantenere saldo il legame con i propri atleti:
“Il Brasile è l’unica nazionale che tutti amano. È tutto cambiato. Prima vedevo i miei giocatori ogni giorno, ora solo ogni due o tre mesi. Devo adattarmi, ma oggi abbiamo strumenti che permettono di restare in contatto costante.”
L’empatia con il gruppo e la felicità dei giocatori
Oltre all’aspetto puramente tattico, per un “gestore di uomini” come Ancelotti il lato umano e psicologico rimane il pilastro fondamentale su cui costruire i successi. Monitorare lo stato di salute generale dei convocati durante i lunghi mesi di distanza diventa essenziale, così come sfruttare l’entusiasmo genuino che ogni calciatore prova nel varcare le porte del ritiro brasiliano:
“È importante sapere come stanno, sia fisicamente che mentalmente. Quando arrivano in nazionale, i giocatori sono felici. Indossare la maglia del Brasile è qualcosa di speciale”.
Parole che certificano una sintonia totale tra il Commissario Tecnico e l’universo verdeoro, un connubio che punta dritto a riportare il Brasile sul tetto del mondo.
(Foto: carloancelotti.it)





