Bernardo Silva a cuore aperto: “Amo il City, ma se fosse a Lisbona ci resterei a vita”

Bernardo Silva con la maglia del Manchester City

Il futuro di uno dei simboli indiscussi dell’ultimo decennio del Manchester City potrebbe essere lontano dall’Inghilterra. Bernardo Silva, approdato alla corte dei Citizens nel 2017 e diventato nel tempo un vero e proprio pilastro e capitano della squadra, ha il contratto in scadenza il 30 giugno 2026. La prossima estate potrebbe quindi rivelarsi lo snodo cruciale per un eventuale addio. I motivi, però, non sono da ricercare in dissapori tattici o tecnici, ma in una profonda nostalgia per lo stile di vita sud-europeo.

L’intervista al podcast ufficiale: due vite a confronto

A svelare i retroscena del suo stato d’animo è stato lo stesso fuoriclasse portoghese, intervenuto come ospite ai microfoni del podcast ufficiale del club. Nel corso della chiacchierata, Silva ha tracciato un bilancio onesto del suo percorso in terra britannica, spiegando il duplice e contrastante rapporto che lo lega alla città di Manchester:

“Io ho due lati nella mia vita: c’è quello legato al calcio, la mia vita professionale, e poi la mia vita privata, dove mia moglie e mia figlia in questo momento sono davvero, davvero importanti per me”

La dicotomia tra la sfera professionale e quella personale è il fulcro del suo dilemma. Il trequartista non ha mai fatto mistero delle profonde differenze che intercorrono tra la sua madrepatria e la metropoli inglese:

“Le culture del Portogallo e dell’Inghilterra sono un po’ diverse: il fuso orario è molto diverso, il cibo è molto diverso, lo stile di vita è un po’ diverso. Scherzo sempre dicendo che se il Manchester City fosse un po’ più a sud in Europa, resterei qui a vita, perché amo davvero questa squadra”

L’amore incondizionato per il club e la fatica ambientale

Dal punto di vista calcistico, il legame con la sponda Blue di Manchester è viscerale e totale. Silva ha voluto ribadire a più riprese quanto l’ambiente lavorativo rasenti la perfezione, un’oasi felice che abbandonerebbe con estrema riluttanza:

“Scherzo sempre dicendo che se il Manchester City si trovasse un po’ più a sud dell’Europa, resterei qui finché non mi cacciano dal club! Perché amo davvero questa società: amo i miei compagni, lo staff, i tifosi, amo l’Etihad Stadium, l’atmosfera, amo tutto della mia vita professionale”

Tuttavia, quando i riflettori dell’Etihad Stadium si spengono, subentra la complessa gestione della quotidianità in un contesto culturale distante da quello ideale. Approfondendo i momenti più intimi della sua avventura inglese, il portoghese ha confessato le difficoltà incontrate soprattutto nei primi anni:

“L’altro lato della mia vita è diverso. Non dico che non mi piaccia, ma culturalmente Manchester non è ciò che idealmente desidero nella mia vita. A volte non sono molto felice. Prima di incontrare mia moglie, ero solo a Manchester e non mi sentivo molto bene con me stesso. Ho pensato spesso di andarmene, non perché non mi piacesse il club, ma per via dell’altro aspetto della mia vita. Ma sì, se il Manchester City fosse a Lisbona, ci resterei fino a 40 anni”

Un’ammissione sincera che apre ufficialmente i giochi in vista della prossima finestra di mercato, con i top club del sud Europa che restano alla finestra, pronti ad accogliere un campione alla ricerca del suo clima ideale.

(Foto: mancity.com)