Il mondo arbitrale italiano sta attraversando una fase di profonda riflessione che rischia di trasformarsi in un clamoroso passo indietro sul fronte della trasparenza. Le recenti polemiche scaturite dalle ammissioni pubbliche di errore da parte dei vertici arbitrali in televisione hanno generato un forte malcontento tra i direttori di gara, i quali si sentono sempre più esposti e messi in difficoltà dalla gogna mediatica. Una tensione palpabile che potrebbe presto tradursi in un taglio drastico alle innovazioni tecnologiche e comunicative introdotte in questa stagione.
L’indiscrezione: addio alle spiegazioni live e alle telecamere
Se nei giorni scorsi si era già fatta largo la clamorosa ipotesi di una cancellazione definitiva del format televisivo “Open VAR”, le ultime indiscrezioni delineano uno scenario di chiusura ancora più netto. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, i fischietti italiani starebbero spingendo per eliminare anche altri due strumenti pensati per accorciare la distanza con i tifosi: gli annunci in diretta al pubblico presente allo stadio (con cui l’arbitro spiega al microfono le decisioni prese dopo l’on-field review) e la cosiddetta ref cam, la speciale micro-telecamera installata sulla divisa per mostrare l’azione dalla prospettiva del direttore di gara.
Il braccio di ferro con le emittenti televisive
L’eventuale rimozione di questi strumenti segnerebbe un drastico e preoccupante arretramento nel processo di modernizzazione intrapreso dalla classe arbitrale. Una potenziale retromarcia che si scontra frontalmente con le richieste diametralmente opposte provenienti dalle televisioni.
Mentre gli arbitri chiedono maggiore protezione, le emittenti che detengono i diritti del campionato starebbero infatti premendo in direzione ostinata e contraria. La loro richiesta è chiara: rendere obbligatoria la diffusione integrale e senza filtri dei dialoghi tra il direttore di gara in campo e la sala VAR di Lissone. L’obiettivo delle TV è quello di fugare ogni dubbio o sospetto, evitando le continue accuse da parte di club e tifosi di voler occultare o tagliare gli audio considerati più “scomodi” o controversi.
(Foto: aia-figc.it)





