Raffaele-Faggiano, è tregua: la Salernitana rimanda il ribaltone

Salernitana, il Ds Daniele Faggiano: l'uomo del calciomercato granata

La parola d’ordine è stata “evitare lo strappo”. In casa Salernitana si è scelto di non scegliere, almeno per ora. Dopo il derby carico di tensioni contro la Cavese, la società ha optato per una tregua: avanti con Giuseppe Raffaele in panchina e con Daniele Faggiano alla direzione sportiva. Ma la fiducia ha una scadenza ben precisa: la sfida di domenica contro il Monopoli all’Arechi.

La frattura e la diplomazia

Non è stato solo il 90’ a far male. Il pareggio incassato nel finale ha riacceso vecchie fragilità, ma a pesare è stato soprattutto il confronto acceso tra allenatore e direttore sportivo nei corridoi del “Lamberti”. Parole forti, toni duri, una linea – quella di Faggiano – improntata allo scossone pubblico, senza alibi e senza sconti per nessuno. Un messaggio diretto allo spogliatoio prima ancora che al tecnico: basta nascondersi dietro episodi e decisioni arbitrali.

Raffaele non ha fatto un passo indietro. Si è sentito messo in discussione davanti al gruppo e ha replicato. Da lì, la crepa. La proprietà, con Danilo Iervolino in cabina di regia, ha lavorato per ricucire: telefonate, confronti separati, tentativo di abbassare i decibel. Non una pace vera, ma una sospensione del conflitto.

Una conferma che sa di esame

La decisione finale è arrivata in serata: nessun esonero immediato. Anche per ragioni di opportunità economica – evitare un nuovo contratto a libro paga – ma soprattutto per non alimentare l’ennesima rivoluzione tecnica di stagioni già turbolente.

Il risultato? Una conferma che pesa come un ultimatum. Raffaele si gioca molto, forse tutto, nelle prossime settimane. Faggiano resta, ma la sua posizione non è intoccabile. Entrambi hanno un contratto fino al 2027, ma il futuro si misura sul presente.

Il campo e un gruppo senza leader

Oggi si riparte dal Mary Rosy, con l’eco delle contestazioni ancora nell’aria e la possibilità che anche la tifoseria faccia sentire la propria voce. La classifica non è un disastro: terzo posto, undici punti dal Benevento, tre dal Catania (che deve recuperare). Ma il malessere va oltre i numeri.

La sensazione è che manchi una leadership interna forte, capace di fare da cerniera tra campo e società. Non solo tecnica, ma carismatica. Qualcuno che, nei momenti di frizione, si assuma la responsabilità di parlare, di mediare, di proteggere il gruppo.

Totopanchina congelato, non chiuso

Le alternative restano sullo sfondo. La soluzione interna porterebbe a Guglielmo Stendardo, oggi alla guida della Primavera 2. Più defilate, ma monitorate, le piste che conducono a Pasquale Marino, Leonardo Semplici e William Viali. Nessuna mossa ora, ma nessuna ipotesi archiviata.

La Salernitana resta sospesa tra prudenza e rinvio. Il Monopoli sarà più di una partita: sarà un passaggio politico oltre che sportivo. Per capire se questa tregua può trasformarsi in rilancio o se è solo il preludio a un nuovo ribaltone.

(Foto: salernitana.it)