Juve Stabia, Abate: “Felice del mercato, sul Padova…”

Abate allenatore Juve Stabia in conferenza stampa

Ignazio Abate, tecnico della Juve Stabia, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match contro il Padova. Ecco le sue parole: “Devo dire che sono felice che è finito il calciomercato, almeno la rosa è delineata e definitiva, “Il lato dove sono più contento è che il gruppo storico è rimasto intatto. Gente come Bellich, Mosti, Leone e Candellone in settimana martellano come gente vera. Sono il gruppo trainante e faciliteranno l’inserimento dei nuovi arrivati”.

Sul Padova: “Giochiamo contro una squadra allenata benissimo, che ha fatto mercato e ha grande entusiasmo. Verranno qui per fare punti e avranno il settore ospiti sold out. Noi dobbiamo dare continuità al risultato di Reggio Emilia, ma per la salvezza il cammino è ancora lungo. Mi aspetto un gruppo che vuole vincere. Dobbiamo primeggiare nello sporco, nei duelli, sulle seconde palle. Serve coraggio con la palla e la bava alla bocca quando c’è da difendere”.

I singoli: Da Gabrielloni ai giovani Burnete e Okoro: “Credo che il nostro grande acquisto di gennaio sarà sempre Gabrielloni. Dobbiamo solo iniziare a servirlo meglio nel gioco, metterlo in condizione di pungere. Sono contentissimo anche di Burnete: sta crescendo, deve solo essere più leggero perché a volte si carica di troppe responsabilità. Okoro è un giocatore fisico che attacca la profondità e ci porterà grandi benefici. Mi dispiace per l’assenza di Iakitè, ma i nostri principi non cambieranno: in casa dobbiamo dare ritmo mentale, intensità e pressing alto.”

In chiusura, Abate ribadisce il suo mantra basato sul sacrificio quotidiano:

“Le partite non si vincono il sabato, ma il lunedì e il martedì sul campo, ed io martello su quello. L’aspetto mentale è determinante: a Reggio Emilia abbiamo dimostrato grandi margini per 30 minuti, ma non abbiamo avuto la forza di chiuderla. Non mi interessa parlare di categorie superiori ora, il mio focus è domani. Bisogna essere coerenti e umili, altrimenti si fa fatica. La competitività interna è solo un bene: tutti devono sentirsi coinvolti.”