39’ e 77’: i due minuti che condannano un Napoli eroico ma stremato

Juventus Napoli

Il 3-0 dell’Allianz Stadium è un verdetto pesante, forse troppo per quanto visto in campo per oltre un’ora, ma fotografa purtroppo il momento del Napoli. Una squadra che ci mette l’anima, che soffre ad inizio match sotto l’urto di una Juventus in salute, ma che alla fine crolla quando gli episodi girano male e le energie finite rendono la squadra meno lucida.

Il momento chiave della sfida, però, non è tattico, ma arbitrale. Sul punteggio di 1-0, la trattenuta di Bremer su Højlund è un episodio che lascia pochi margini all’interpretazione: un contatto evidente che, in epoca VAR, avrebbe dovuto portare, almeno, alla revisione Mariani. Il silenzio di Doveri pesa quanto il risultato, e non è una questione di alibi, ma di onestà intellettuale: quel rigore avrebbe potuto raddrizzare una partita che il Napoli stava giocando, nonostante le difficoltà.

Oltre le polemiche, restano i limiti di una rosa decimata. Vedere in campo contemporaneamente un Lukaku lontano dalla condizione e l’esordiente Giovane, catapultato nel match senza aver fatto mai un allenamento con la squadra, è una nitida fotografia dell’emergenza. In questo scenario brilla solo Antonio Vergara: l’unico a dare imprevedibilità e l’unico a pungere davvero.

La resa definitiva arriva al minuto 77 con l’errore di Juan Jesus, ma la partita era già stata segnata da una gestione degli episodi che ha penalizzato oltremodo gli azzurri. Ora c’è il Chelsea in Champions: fallire i playoff sarebbe un fallimento, ma siamo sicuri che questa squadra, così come sta, sia in grado di affrontare il turno successivo senza condizionare definitivamente la stagione?

Una domanda dalla difficile risposta: tutti vorrebbero passare il turno, Conte compreso, ma il dubbio resta legittimo vista l’emergenza attuale. Navigare a vista è l’unica opzione, provando a non strappare le ultime vele rimaste di quella “barca in tempesta dalla quale nessuno vuole scendere”.

(Foto: legaseriea.it)