Il pareggio di Copenaghen non è l’ennesimo incidente di percorso, ma la fotografia impietosa di una squadra fragile e, come per stessa ammissione del suo allenatore, inadeguata per i palcoscenici della massima competizione europea.
“Zero alibi”: giusto. Perché giocare per oltre un’ora in superiorità numerica, passare in vantaggio e poi farsi rimontare da una squadra modesta in dieci uomini è una occasione sprecata in modo imperdonabile, che stride con le ambizioni del club.
Antonio Conte nel post-partita ha parlato di “livello non da Champions”. Verissimo, Mister, ma la colpa di chi è? È troppo facile sventolare la bandiera , appunto, dello “zero alibi” quando poi la realtà dei fatti racconta di una squadra che fatica enormemente a costruire gioco appena trova dinanzi a se una squadra chiusa che copre le vie centrali. La verità è che il tecnico leccese continua a dimostrare una difficoltà enorme in campo europeo, una difficoltà a gestire partite ogni tre giorni. E non lo diciamo noi. Lo dice la storia del mister.
Il Napoli, dal suo arrivo, ha espresso buon calcio solamente a sprazzi e se lo Scudetto vinto l’anno scorso ha nascosto le crepe di un gioco spesso latitante e poco brillante, quest’anno, con il doppio impegno, ‘il re è nudo’. Il Napoli è faticoso da guardare, lentissimo nel suo giro palla orizzontale e incapace di affondare il colpo anche quando l’avversario è alle corde. E non tiriamo in ballo gli infortuni, le assenze o la sfortuna, perché se la squadra arriva a gennaio con i muscoli di cristallo e i giocatori che cadono come birilli, bisogna interrogarsi su una preparazione atletica che sembra più adatta a un calcio superato che a quello moderno.
Rimescolare le carte ogni domenica non è semplice, certo, ma le colpe ricadono anche sulle scelte estive: acquisti, voluti e pretesi proprio da Conte, bocciati dopo appena sei mesi.
Al Parken abbiamo visto il peggio del repertorio: un Buongiorno ombra di se stesso che regala rigori, un Lucca che al 90’ spara in curva un pallone che gridava vendetta e una gestione del vantaggio che definire “surreale” è un complimento. Il Napoli non ha avuto la personalità di vincere una partita già chiusa. La Champions non perdona e, per quello che si è visto finora, questa squadra non sta dimostrando di poter stare in Champions.
Fa male dirlo, ma il dolore che prova Conte lo provano soprattutto i tifosi, stanchi di vedere un gruppo che, nonostante le assenze, resta tecnicamente superiore all’avversario – non solo nel match di ieri – ma che puntualmente si smarrisce e si sgretola non appena la partita richiede quello step in più. Prossima settimana il Chelsea: serve una vittoria per restare in Champions, ma se questi sono i presupposti, il rischio è che sia solo l’ultima stazione di una via crucis annunciata.





