I numeri non mentono mai, ma quelli del Napoli iniziano a preoccupare. Tredici punti conquistati contro le big (Inter, Juve, Roma, Milan e Atalanta) e appena due miseri pareggi contro Udinese, Torino, Verona e Parma. Basta questo dato per tracciare il ritratto di una squadra che diventa bella e cattiva con le grandi e brutta, a tratti irritante, con le piccole.
Il pareggio a reti bianche contro il Parma è solo il manifesto di un percorso che nasce con evidenti fragilità e che parte da lontano, precisamente dal mercato estivo: sessantatré milioni investiti e a metà gennaio, l’unica nota lieta è Rasmus Hojlund: un giocatore che, ironia della sorte, non doveva nemmeno arrivare se l’infortunio di Lukaku non avesse stravolto i piani. Il resto degli acquisti? Fantasmi o quasi. Aggiungiamoci poi, infortuni a catena e una squadra da reinventare ogni domenica ed ecco che si spiegano le crepe di una stagione che fatica a trovare un filo logico.
Contro i ducali si è vista una squadra “moscia“, incapace di reagire anche davanti a un VAR che ti nega il gol per una spalla di Mazzocchi. Ma il problema non è l’arbitro, almeno non questa volta: è la manovra lenta, è l’impalpabilità di chi dovrebbe fare la differenza ed invece è evanescente.
Oggi la classifica scotta. Il primo posto è scivolato a -6 e, guardando negli specchietti retrovisori, il panorama è ancora peggiore: Roma e Juve sono lì, a un solo punto di distacco. La lotta Scudetto sta lasciando il posto a una rissa furibonda per la zona Champions e se non impariamo a ‘sporcarci le mani‘ con le piccole, il rischio è che questa stagione diventi molto più complicata di quello che ci si aspettasse.





