Il Napoli è presente: identità, ferite e risposte dentro un 2-2 che pesa

Inter-Napoli è una di quelle partite che restano, perché dentro c’è carattere, identità e una sensazione netta: questo Napoli non si arrende a nessun copione già scritto. Non tutti i pareggi sono uguali. Alcuni valgono quanto una vittoria, altri raccontano molto più della semplice aritmetica di classifica.

A San Siro il Napoli gioca una partita di personalità, soprattutto nella ripresa, quando la gara diventa fisica, nervosa. Gli azzurri vanno sotto due volte, ma non si disuniscono e in alcuni momenti della gara danno anche l’impressione di poterla vincere e non è poco, considerando il contesto, l’avversario e le assenze.

Il primo tempo è più complicato. Il Napoli prova a prendere il controllo, ma paga un errore e si ritrova sotto. L’Inter è spietata quando accelera, riempie l’area, sfrutta le corsie. In quel momento la partita sembra scivolare: direzione neroazzurri. E invece no. Perché quando il Napoli riesce finalmente ad alzarsi e prendere campo colpisce con McTominay. E lo fa con un’azione ben costruita, che racconta ciò che significa essere squadra.

Il secondo tempo è un’altra storia. Il Napoli cresce e gioca meglio. L’Inter soffre, concede, rischia. Poi arriva l’episodio che spacca la partita: il rigore. Un contatto che il VAR trasforma in una sentenza. Decisione legittima? Forse. Inevitabile? Molto meno. È uno di quegli episodi che riaprono il dibattito su regole, metro arbitrale e coerenza.

Eppure, anche lì, il Napoli non si spegne. Incassa il colpo, ma poi riparte e trova il pareggio ancora con Scott. Due gol, due risposte, due schiaffi alla storia del match, che raccontava di una squadra che avrebbe dovuto cedere ed invece riacciuffa la partita. La classifica dice Inter +4. Il campo però dice altro: dice che il Napoli è vivo e competitivo. Dice che, dall’anno scorso a oggi, l’Inter non è mai riuscita a vincere contro gli azzurri. Dice che anche in emergenza questa squadra riesce a stare dentro le partite importanti.

Non è un punto qualsiasi. È un punto che tiene aperto il discorso, che evita fughe d che rafforza le convinzioni. Ora servono i tre punti nel recupero, perché la continuità è l’unico modo per dare senso a serate come quella di ieri sera.

Serata che ci racconta che il Napoli non è perfetto. Ma è presente. E in certe stagioni, essere presenti è il primo passo per restare fino in fondo.