Luis Alberto al veleno: “Lotito? Per fortuna non è più il mio presidente. Ecco perché sono scappato”

Dalle dune del Qatar, dove ha trovato una nuova dimensione di vita e tranquillità, Luis Alberto torna a parlare. E come le sue giocate in campo, le sue parole non sono mai banali, ma fendenti precisi che tagliano la difesa. In una lunga intervista concessa a Fanpage.it, l’ex numero 10 della Lazio ha riavvolto il nastro di otto anni intensi, chiudendo i conti con il passato e togliendosi più di un sassolino dalla scarpa, specialmente nei confronti della dirigenza.

L’attacco frontale a Lotito: “Gente che non capisce di calcio”

Il “Mago” non usa la diplomazia quando si tratta di spiegare i motivi del suo addio nell’estate 2024. Il bersaglio grosso è Claudio Lotito. “È stato uno dei motivi principali della mia partenza”, ammette lo spagnolo senza filtri. “Abbiamo litigato tante volte, sappiamo tutti com’è fatto. Posso dire che fortunatamente non è più il mio presidente”.
La frattura è insanabile, tanto che i rapporti sono azzerati (“Nessuna amicizia, non ci sentiamo più”), ma la critica si estende all’intera gestione societaria post-Tare: “Lì dentro c’è gente che non capisce di calcio, lo dirò sempre. Quando c’erano Tare e Inzaghi il clima era diverso, poi è arrivato un maestro come Sarri. Ma quando Maurizio è andato via, ho capito che la Lazio non sarebbe andata da nessuna parte. Non aveva senso restare”.

Il patto con Sarri e l’ipotesi ritorno

Proprio il rapporto con Maurizio Sarri emerge come il legame più forte degli ultimi anni. Luis Alberto svela un retroscena di mercato: “Mi volevano in Qatar già l’anno prima, ma Sarri si oppose e io gli dissi che sarei rimasto per lui”. Una stima talmente profonda da lasciare aperta una porta, seppur socchiusa, per il futuro: “Se tornerei? Sì, ma solo se mi chiamasse Sarri”.

Il rimpianto del 2020: “Eravamo da Scudetto”

C’è una ferita che sanguina ancora nel cuore dello spagnolo: la stagione interrotta dal Covid. Quella Lazio, secondo Luis Alberto, era destinata alla gloria. “Giocavamo a occhi chiusi, all’Olimpico spesso chiudevamo le partite già nel primo tempo”, ricorda con amarezza. “Per la mentalità che avevamo creato, era difficile non arrivare fino in fondo e vincere lo Scudetto. È stato un peccato enorme”.

L’inizio shock: “Volevo smettere dopo 3 mesi”

Il racconto fa poi un salto indietro al 2016, svelando le fragilità umane dietro il campione. L’arrivo a Roma fu traumatico. “Il trasferimento fu improvviso: ero a Liverpool, stavo traslocando, quando il mio agente mi chiamò per chiudere in 24 ore”, racconta. L’impatto con l’Italia e con Simone Inzaghi fu devastante: “I primi mesi non capivo nulla, vedevo tutto nero. Ero bloccato mentalmente, al punto che volevo smettere di giocare”. Poi la svolta: il lavoro su se stesso, il cambio di mentalità e la dimostrazione sul campo che quel posto da titolare gli spettava di diritto.

La pace in Qatar

Oggi Luis Alberto guarda tutto con distacco. “Dopo due o tre mesi qui ho trovato la pace. È un’altra vita, io e la mia famiglia siamo felici. Ho fatto la scelta giusta“. Ma il saluto finale alla gente laziale è dolce: “Sono stato felice per otto anni. Ringrazio Simone, Maurizio, Igli Tare e soprattutto la Curva, che mi ha sempre sostenuto”.

(Foto: sslazio.it)