“Le sovrintendenze non devono rompere i c…”. Aurelio De Laurentiis non aveva mai, forse, affondato così pubblicamente. Il contesto è quello del convegno su sport e infrastrutture legato a Napoli Racing, dove il presidente del Napoli ha invocato un “progetto nuovo, funzionale e moderno” per la città e per il suo impianto calcistico. L’ennesimo grido d’allarme, ma anche l’ennesima denuncia: il Maradona — secondo ADL — non è più uno stadio all’altezza del calcio europeo.
Da anni il presidente ripete concetti simili. Ha definito il Maradona “un semicesso”, un impianto “logisticamente superato”, con ricavi troppo bassi rispetto a club come Milan e Inter, che grazie ai loro stadi generano introiti doppi nelle serate europee. Ha parlato di skybox, parcheggi, servizi assenti; ha ipotizzato persino la demolizione per far posto a un’arena da 70.000 posti, moderna e internazionale. Ha anche assicurato di essere disposto a finanziare personalmente una parte dei lavori.
Eppure, nonostante la frequenza e la forza delle dichiarazioni, nulla di concreto è mai comparso.
Il confronto politico resta fermo, il progetto pure
Il Comune — proprietario dell’impianto — continua a muoversi su un’altra linea: migliorare l’esistente, adeguare gli anelli, intervenire dove possibile senza stravolgere la struttura. Le Sovrintendenze, inevitabilmente, pongono limiti e vincoli. In mezzo, il Napoli spinge per soluzioni radicali, ma senza presentare pubblicamente un progetto esecutivo, un piano finanziario o un sito alternativo davvero praticabile.
È qui che nasce il paradosso: le accuse di immobilismo si ripetono, ma il club non ha ancora messo sul tavolo un documento capace di trasformare lo scontro verbale in un percorso istituzionale. E il dibattito resta sospeso tra promesse di futuro e un presente immobile.
Napoli merita chiarezza
Il tema non è la legittimità delle critiche — molte sono reali e condivisibili — ma la distanza tra ambizione e fattibilità. Le infrastrutture non si costruiscono con dichiarazioni roboanti, ma con progetti, fondi, intese politiche e tempi certi.
Finché questo passaggio non avverrà, ogni nuova uscita di De Laurentiis resterà solo l’eco di una battaglia annunciata, mai iniziata davvero.





