Tra una battuta sul suo nuovo vino benefico e riflessioni profonde sul suo credo tattico, Gian Piero Gasperini fa il punto sulla sua nuova avventura nella Capitale. Intervenuto ai microfoni del Corriere della Sera a margine della presentazione del “Freisa 343” – etichetta i cui proventi saranno devoluti in beneficenza – l’allenatore della Roma ha parlato a tutto tondo del progetto giallorosso, delle ambizioni tricolori e dell’indissolubile legame con la città di Bergamo.
Il Freisa 343 e la filosofia del gruppo
Il nome del vino non lascia spazio a interpretazioni: un omaggio diretto al modulo che ha segnato l’intera carriera del tecnico di Grugliasco, portandolo a imporsi sul palcoscenico europeo. Tra calcio ed enologia, Gasperini traccia un parallelismo basato sul lavoro collettivo:
“Il 3-4-3 è sempre stato il modulo di riferimento, sebbene lo abbia declinato in modalità differenti. L’ho importato dall’Olanda e non c’è dubbio che il punto più alto l’abbia raggiunto con l’Atalanta. La Freisa 343 non è frizzante, altrimenti la schiererei in attacco. La vedrei meglio in mezzo al campo, a dettare i tempi. […] Nel calcio, come nel vino, non s’inventa nulla. È lo spirito di gruppo che crea la differenza. Servono applicazione e altruismo”.
L’impatto con Roma e l’accelerazione per lo Scudetto
La transizione dalla realtà lombarda a quella romana rappresenta una sfida radicale, non solo dal punto di vista sportivo ma anche culinario. Gasperini ironizza sulle tentazioni gastronomiche della Capitale, prima di puntare dritto al bersaglio grosso: quello Scudetto che nella sponda giallorossa del Tevere manca ormai dalla stagione 2000-2001.
“È una realtà completamente diversa. Il problema più grosso è la sua cucina: devo stare attento alle carbonare, sto ingrassando troppo. Lo Scudetto? Il nostro piano prevedeva di arrivarci in tre anni. Non ci dispiacerebbe anticipare. Però siamo consapevoli che la strada è lunga. Ci saranno alti e bassi. Se riusciremo a gestirli, chissà…”.
La nostalgia di Bergamo: “Non ho venduto casa, mi manca tutto”
Nonostante la totale dedizione al progetto romanista, il richiamo di Bergamo e dell’Atalanta rimane forte. Alla domanda su un possibile ritorno sulla panchina della Dea in futuro, il tecnico non chiude affatto la porta, ribadendo l’affetto profondo per una piazza che lo ha consacrato:
“E chi può escluderlo? Una cosa è certa: la mia casa a Bergamo non l’ho venduta. È stata la tappa più lunga e intensa della mia esistenza da girovago del pallone. Non ho rimpianti, ma provo una profonda nostalgia per una comunità dove mi ero integrato perfettamente. Ci torno spesso. Mi manca tutto, di Bergamo”.





