Sudore e sofferenza. Il caldo non c’entra, ma i primi ottanta minuti di Genoa – Napoli si. Tanto impiegano gli azzurri per sbloccare la partita e chiuderla, poco più tardi, per un esordio che ci si aspettava indubbiamente complicato, contro una squadra, quella di De Rossi, che se l’è giocata fino alla fine, pagando solo per la differenza tecnica e una profondità di rosa, tra le due formazioni, troppo marca. Allegri ricorre all’artiglieria pesante, buttando nella mischia Lang, Vergara e De Bruyne e gli azzurri svoltano, prendendo la strada giusta. Vergara crea i presupposti del vantaggio, il belga lo materializza; poi, lo stesso Vergara chiude la contesa con il gol del definitivo due a zero.
Per il suo esordio, Allegri presenta il Napoli con un 4-3-3 abbastanza prevedibile.
Ma per almeno un’ora, la differenza tecnica di cui si parlava non si è quasi mai vista. La squadra di Allegri si presenta ancora pesante sulle gambe e poche idee. La vivacità del Genoa contribuisce a rendere ancor più dura la partita e, ad essere sinceri, se c’era una squadra a meritare il vantaggio era proprio quella allenata da De Rossi, che ha commesso l’errore di non capitalizzare al meglio il buono che ha creato.
Poi, come accennato, il Napoli vestito a nuovo, grazie agli innesti dalla panchina, cambia marcia. La freschezza e la tecnica dei nuovi entrati fa la differenza ed il Genoa, come prevedibile, cede fisicamente dopo tre-quarti di partita all’arrembaggio della barca-Napoli. Al Ferraris, Vergara trova sempre modo di essere protagonista: la scorsa stagione fu lui a procurarsi il tanto discusso rigore che diede la vittoria ai partenopei. Ieri, altra partita da titolone a nove colonne. Un assist ed il gol in poco più di venti minuti di partita, al posto dell’inconsistente Politano.
Un esordio stagionale che fa ben sperare per il futuro, in quello che deve essere l’anno della consacrazione per questo ragazzo, che ha già perso troppo tempo per uscire allo scoperto ed affacciarsi nel calcio che conta. Dentro o fuori, o si fa il salto di qualità o si resta uno dei tanti.
De Bruyne non ha di questi problemi. Lui, il calcio che conta lo ha respirato, lo ha giocato, ha vinto da protagonista ed a Napoli vuole regalare gli ultimi spiccioli di carriera con gol e giocate d’autore. Il gol di ieri sera darà adito a numerose polemiche: il contrasto con Vasquez è fin troppo vicino al confine tra un energico e regolare spalla a spalla ed una maliziosa spinta per conquistare il pallone: la sensazione è che fischiare fallo contro il belga non sarebbe stato uno scandalo. Di Bello (ed il VAR) optano per la regolarità dell’azione. Buon per il Napoli ma il dubbio resta ed anche le proteste di squadra e tifosi genoani.
Lente d’ingrandimento anche sulla difesa, reparto che, più degli altri, ha subito un profondo restyling dopo un’estate senza grossi squilli di tromba dal calcio-mercato. Via Juan Jesus e Gutierrez, dentro Marin ed i volti nuovi Favasuli e Badiashile.
Se in attacco Allegri ha l’imbarazzo della scelta, in difesa è obbligato con i pochi nomi a disposizione: Marin a fianco di Rrahmani, con Di Lorenzo e Spinazzola sulle corsie laterali. Lo spagnolo non ruba la scena, anzi si fa notare per essere l’elemento più traballante della linea. Un esame importante, quello di ieri per l’ex-Villarreal, per capire quanto possa davvero far parte di questo nuovo progetto tecnico e la prestazione di ieri non è stata illuminante.
Non lo è stata neppure quella di Hojlund: il danese, apparso tra i meno in forma, ha faticato ad uscire dalla morsa applicatagli dall’ex-azzurro Ostigard, tra i migliori dei suoi. Il centravanti azzurro potrebbe cambiare le sorti della sua partita se arrivasse puntuale sull’invito di McTominay, a metà ripresa, ma non è partita.
Nel complesso, da questa trasferta c’è di buono il risultato e la capacità di sfruttare al meglio le risorse a disposizione. Avere gente in panchina come De Bruyne, Lang e Vergara sono un lusso che in Serie A nessuno, o quasi, può permettersi. Sfruttare questa profondità di rosa, questa qualità tecnica, sarà un elemento basilare per una stagione ad alti livelli, e su più fronti. E poi, c’è il calcio-mercato, ancora vivo per qualche giorno, che potrebbe regalare ulteriori novità. Nel frattempo, testa al Como di Fabregas.





