Conte: “Nazionale? Dette troppe, servono fatti”

Attualmente in vacanza sulle coste della Liguria per godersi il mare e la famiglia, Antonio Conte non smette mai di studiare il calcio. L’ex commissario tecnico azzurro ha rilasciato una lunghissima intervista esclusiva a La Gazzetta dello Sport, offrendo un bilancio approfondito sul Mondiale del 2026 giunto ormai alle battute finali, con un occhio attentissimo all’evoluzione tattica del gioco.

Il verdetto su Inghilterra-Argentina e l’eterno Messi

L’analisi dell’allenatore parte dalla sentitissima semifinale di Atlanta tra Inghilterra e Argentina. Secondo Conte si tratta di una sfida dal pronostico totalmente incerto. Da una parte c’è la solidità inglese plasmata da Thomas Tuchel, dall’altra la straordinaria coesione umana del gruppo di Scaloni.

A trascinare l’Albiceleste c’è ancora un intramontabile Lionel Messi, capace di stupire a 39 anni suonati. Il tecnico ha sottolineato la professionalità unica del fuoriclasse di Rosario, elogiando la sua incredibile intelligenza nel decifrare in anticipo lo sviluppo delle azioni e nel farsi trovare sempre nella prateria giusta.

Gli elogi a due vecchie conoscenze: Harry Kane e Lautaro Martinez

Il cammino delle due semifinaliste mondiali incrocia i destini di due grandissimi attaccanti che Conte conosce molto bene, avendoli allenati rispettivamente al Tottenham e all’Inter. Il mister ha speso parole di profonda stima per entrambi, evidenziandone lo spessore tecnico e la leadership carismatica all’interno dei rispettivi scacchieri.

Il tecnico ha tracciato un profilo chiarissimo dei due bomber:

“Harry è un grande nove, ma è anche quasi un dieci: capisce i movimenti, sa quando abbassarsi e fare il regista. Giocatore eccezionale, di grande qualità tecnica. Era ingiusto che non avesse vinto nulla, nel Bayern si sta prendendo le soddisfazioni che merita. E chissà che non ci riesca anche in nazionale. Kane è un leader a modo suo, magari non a parole, ma dentro il gioco. I compagni lo cercano perché si fidano e lui non li delude mai”.

Successivamente, il focus si è spostato sul capitano nerazzurro:

“La sua crescita continua. E poi la personalità e il carisma. C’è un’Inter con Lautaro e un’Inter senza: la sua presenza sposta tanto. L’azione di Lautaro nel terzo gol dell’Argentina all’Egitto è passata un po’ inosservata, ma è pazzesca: ha risalito il campo, ha difeso la palla, ha lasciato a Enzo Fernandez il tempo di arrivare e ha fatto un cross perfetto. Non ti aspetti da un nove una giocata del genere. E poi Lautaro ha capito, come Alvarez, di poter essere importante anche solo per pochi minuti. Hanno accettato la situazione mettendo il loro ego dietro alle esigenze della squadra”.

La rivoluzione tattica: “I vecchi moduli non esistono più”

Entrando nel vivo dell’analisi strategica, il Mondiale ha certificato la globalizzazione del calcio e l’efficacia del “blocco basso”, una soluzione adottata ormai anche dalle grandissime potenze per difendere le linee di passaggio e ripartire. Per scardinare queste difese chiuse serve grande ampiezza, uno contro uno sul lato debole e conclusioni dalla distanza. Tuttavia, la vera rivoluzione riguarda il superamento definitivo dei vecchi schemi numerici.

Conte ha spiegato la sua visione del calcio moderno con concetti innovativi:

“L’atteggiamento di una squadra ormai è determinato dal numero di giocatori con cui attacca e con cui viene attaccata. Ecco perché non ha più senso parlare di moduli o di difesa a tre o a quattro. Si difende sempre in cinque o sei, perché non si può più concedere la superiorità numerica a un avversario che viene su con sei elementi. E quando attacchi, devi essere bravo a proteggerti: bisogna essere pessimisti e fare bene le preventive intuendo lo sviluppo avversario se perdi palla”.

Di conseguenza, il lavoro sul campo viene totalmente stravolto:

“Adesso esistono un sistema offensivo e un sistema difensivo. Contano i riferimenti. In attacco possiamo giocare 3-2-5 e decidere se tra i tre dietro c’è un terzino oltre ai due centrali o magari c’è il play che si abbassa. Oppure 2-3-5 e perfino 2-2-6. Ma poi, quando difendi, di base sei con il 4-4-2 e spesso con il 5-4-1. I vecchi moduli raccontano un calcio che non c’è più, bisogna ragionare in modo diverso. Vince chi è completo, chi attacca con coraggio e difende con intelligenza. La partita la devi comandare, ma in entrambe le fasi”.

Le sorprese del torneo e il duro affondo sull’Italia

In conclusione, l’allenatore ha voluto premiare le prestazioni di tre giovani profili meno noti al grande pubblico che si sono messi in mostra nella rassegna iridata. Nello specifico, ha promosso a pieni voti l’esterno egiziano Hassan, il centrocampista del Marocco Bouaddi e il mediano della Costa d’Avorio Oulai.

Infine, nonostante la ferma volontà di non entrare nelle dinamiche gestionali di Coverciano, Conte non ha risparmiato una durissima stoccata in merito alla clamorosa assenza della compagine azzurra dalla competizione.

Le sue parole conclusive sono un severo monito per l’intero sistema:

“Ne sono state dette troppe. È l’ora dei fatti, non delle chiacchiere e della politica. Non possiamo saltare tre Mondiali di fila: è stata compiuta un’impresa al contrario”.