Perché Leonardo Bonucci non si è dimesso dal suo ruolo in FIGC, dopo il flop della Nazionale?

Dopo il fallimento dell’Italia nelle qualificazioni ai Mondiali 2026 e il conseguente terremoto ai vertici federali, in molti si aspettavano un effetto domino che coinvolgesse anche Leonardo Bonucci. Tuttavia, a differenza di altri protagonisti del recente ciclo azzurro, l’ex capitano della Nazionale ha scelto – o meglio, è stato nelle condizioni di – restare al suo posto all’interno della FIGC.

La sua posizione, infatti, è profondamente diversa rispetto a quella di dirigenti e figure politiche. Bonucci è inserito da mesi in un percorso tecnico-formativo legato a Club Italia, un progetto che prevede rotazioni e collaborazioni con tutte le selezioni nazionali, dalle giovanili fino alla prima squadra. Non si tratta quindi di un incarico dirigenziale classico, ma di una fase di apprendistato strutturata.

Alla base della sua permanenza c’è soprattutto una ragione pratica: il completamento del monte ore richiesto per il Master federale di Centro Tecnico Federale di Coverciano. Un passaggio fondamentale per chi intende costruirsi un futuro in panchina o nei quadri tecnici federali. Interrompere ora il percorso significherebbe vanificare mesi di lavoro e formazione.

Dal punto di vista economico, inoltre, il suo ruolo ha un impatto marginale sui conti federali, elemento che ha contribuito a evitare pressioni immediate per un suo passo indietro. Una situazione che lo distingue nettamente da figure apicali come Gabriele Gravina, finite inevitabilmente al centro delle critiche dopo l’eliminazione.

Il futuro di Bonucci in Federazione resta comunque aperto. Il suo contratto è destinato a scadere il 30 giugno 2026, e sarà il nuovo assetto dirigenziale a decidere se proseguire il rapporto o voltare pagina. Molto dipenderà anche dalla direzione tecnica che la FIGC vorrà intraprendere dopo uno dei momenti più difficili della sua storia recente.

In un contesto di rivoluzione, dunque, la sua permanenza rappresenta più una scelta di continuità formativa che una presa di posizione politica. Un dettaglio non secondario, in un sistema che prova a ricostruirsi partendo anche dalle basi.