Il testamento sportivo di Gravina: “Calcio italiano bloccato. Nessuno ha la soluzione in tasca”

Le dichiarazioni di Gravina sul caso Allegri-Oriali

Le dimissioni dalla presidenza della FIGC, arrivate all’indomani della drammatica esclusione dell’Italia dai Mondiali del 2026, hanno scatenato un terremoto sportivo e istituzionale. L’addio di Gabriele Gravina ha portato alla cancellazione dell’audizione prevista in Parlamento, ma l’ex numero uno del calcio italiano ha deciso di rendere pubblico l’esplosivo dossier preparato per la Camera dei Deputati. Un documento programmatico e di denuncia che fotografa impietosamente i mali endemici di un sistema al collasso, incapace di riformarsi e ostaggio dei propri veti incrociati.

I sintomi del declino: giovani ai margini e tracollo tecnico

Il cuore della relazione evidenzia come i disastrosi risultati della Nazionale siano solo la punta dell’iceberg di un movimento che ha smesso di investire sul talento locale. I dati citati nel rapporto fotografano una Serie A invecchiata e colonizzata calcisticamente, dove lo spazio per i giovani talenti italiani è ridotto ai minimi storici:

“La Serie A italiana continua ad essere uno dei campionati più ‘vecchi’ d’Europa, con un’età media dei calciatori schierati in campo di 27 anni […] Nell’attuale campionato di Serie A i calciatori non selezionabili per la Nazionale italiana hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi.”

Un impoverimento che non è solo numerico, ma anche tecnico e agonistico. La velocità del gioco, l’intensità e la capacità di saltare l’uomo sono in picchiata rispetto ai top campionati europei. E il paradosso più doloroso riguarda i successi delle Nazionali giovanili (come il trionfo all’Europeo Under 19), che non si traducono mai in un impiego stabile nelle prime squadre di club.

I veti interni e le colpe della politica

L’analisi non fa sconti e punta il dito contro gli ostacoli normativi e istituzionali che hanno bloccato qualsiasi tentativo di riforma. Gravina individua nel Decreto Legislativo 36/2021 (l’abolizione del vincolo sportivo) uno dei colpi di grazia per la valorizzazione dei vivai. Allo stesso tempo, denuncia la paralisi interna alla Federazione, generata dal “diritto di intesa” che garantisce un potere di veto alle Leghe professionistiche, impedendo riforme cruciali come la riduzione delle squadre in Serie A e B:

“I vincoli statutari esistenti, che richiedono il consenso delle Leghe interessate e una maggioranza qualificata di tre quarti dei voti, hanno sempre impedito l’approvazione di qualsiasi riforma che tenesse conto di quanto precede.”

Non mancano le stoccate alle istituzioni governative per la totale assenza di supporto finanziario all’ammodernamento degli stadi, abbandonati all’iniziativa privata dei club, persino in vista dell’impegno internazionale di UEFA Euro 2032.

Le soluzioni ignorate e l’appello finale

Il documento si chiude con un elenco di proposte da tempo sul tavolo: dall’istituzione del “diritto alla scommessa” per finanziare i vivai, al credito d’imposta per chi investe sulle infrastrutture e sui giovani, fino all’abolizione del divieto di sponsorizzazione per il betting. Misure vitali, finora ignorate.

L’ultimo messaggio dell’ex Presidente suona come un amaro avvertimento a chi pensa che un semplice cambio della guardia possa curare un sistema strutturalmente malato:

“Sarebbe decisivo un passo in avanti da parte di tutte le componenti federali, con il fondamentale supporto del Governo e del Parlamento. Perché senza questa convinta e unanime volontà di anteporre il bene comune alla difesa del proprio posizionamento, con la politica che deve creare le condizioni e agevolare gli strumenti adeguati per agire, nessun singolo individuo può determinare il vero e completo rilancio del movimento calcistico italiano.”

(Foto: figc.it)